“La risposta della Giunta conferma quello che temevamo: invece di spiegare come garantire ai marchigiani una sanità territoriale realmente funzionante, si limita a rassicurare sul fatto che non verranno persi i fondi del Pnrr. Ma il punto non è solo salvare i finanziamenti: il punto è garantire servizi sanitari veri ai cittadini”. Lo dichiara la consigliera regionale Marta Ruggeri dopo la discussione dell’interrogazione immediata sullo stato di attuazione delle Case di Comunità finanziate dal Pnrr. “L’Assessore ha ammesso che sette Case di Comunità – Galantara, Filottrano, Ancona ex Cras, Corinaldo, Chiaravalle, Jesi e San Benedetto – non hanno rispettato la scadenza del 30 giugno 2026 – aggiunge Ruggeri – e che, per centrare gli obiettivi europei, sono state sostituite nel conteggio con altre strutture già pronte. È esattamente il rischio che avevamo denunciato: un’operazione contabile che consente di raggiungere il target formale, ma che non risolve i ritardi nei territori che erano destinatari degli interventi originari”. “Per i cittadini di queste comunità significa una sola cosa: – scrive ancora – continuare ad aspettare fino al 2027 servizi che erano stati annunciati e finanziati con il Pnrr. Non si può presentare come un successo una sostituzione sulla carta che lascia indietro territori importanti delle Marche”. “Le 383 assunzioni richiamate dalla Giunta – sottolinea la consigliera del M5s – rappresentano un dato che, da solo, non consente di capire se ogni Casa di Comunità rispetterà davvero gli standard organizzativi previsti dal DM 77/2022. Serve una mappatura pubblica e trasparente che indichi, struttura per struttura, il personale assegnato e i servizi effettivamente attivati”. Resta inoltre senza una risposta pienamente convincente il tema dei periti indipendenti richiesti dalla Commissione europea per certificare la reale attivazione dei servizi. Chi sono? Con quali criteri sono stati individuati? Quali verifiche svolgeranno? Si tratta di elementi fondamentali per garantire trasparenza e credibilità all’intero percorso”. I marchigiani hanno diritto a Case di Comunità realmente funzionanti, – conclude – con personale adeguato e servizi accessibili, non a obiettivi raggiunti solo nei documenti amministrativi”.






















