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‘E c’è sempre qualcuno che parte, ma dove arriva se parte?’. Se lo chiedevano a suo tempo in maniera scanzonata e goliardica Cochi e Renato. Ce lo domandiamo al giorno d’oggi pure noi ma in modo assai più preoccupato, stanti i rompicapo veri o presunti che emergono in ordine agli spostamenti  in una città come Fano, snodo dal punto di vista della mobilità complicato quant’altri mai. Già, perché nell’antica Fanum Fortunae convergono, insistono e si dipartono arterie di fondamentale importanza come la Statale Adriatica, la Via Flaminia, l’Autostrada A 14 e la Superstrada. Ce n’è abbastanza (ed è istanza maturata ormai da lungo tempo) per reclamare a gran voce e con urgenza la realizzazione di una circonvallazione come Dio comanda, che da sud del Metauro porti a nord di Gimarra, riducendo in tal modo il volume di veicoli in attraversamento, divenuto negli anni insostenibile. Beninteso, stiamo parlando di una tangenziale vera, razionale e senza soluzione di continuità, non arrangiata a pezzettini come quella esistente, del tutto inutile allo scopo. Ma il discorso su questa particolare problematica è molto più ampio. La tanto sbandierata Ciclovia Adriatica, giusto per fare un esempio, è difficile da giustificare, che pare un’opera faraonica concepita a conti (salati) fatti più per gli emuli del fenomenale Pogacar piuttosto che per le esigenze del comune utente della bicicletta. E quell’ultimo ponte nel tratto fanese, ma sì l’elefantiaca arcata gettata su Via Papiria, finirà per distanziare i quartieri (in primis, Sant’Orso e centro) in luogo di avvicinarli. In definitiva, molto più saggio sarebbe curare e migliorare le piste ciclabili in essere. Vogliamo poi parlare dell’aeroporto? Magari senza i pregiudizi e le barricate innalzate dagli irriducibili ambientalisti. Ben venga in tal senso la decisione di Enac di istituire il volo diretto Fano – Roma Urbe, con contestuale asfaltatura (era ora) della pista.  Sarà il tassello decisivo messo sulla piena valorizzazione a beneficio dell’intera provincia dello scalo, ricco di potenzialità rimaste inespresse per negligenza politica e ricatti ideologici. Finiamo in gloria con la ferrovia Fano-Urbino. Acclarato che il suo ripristino integrale è pura utopia, il buon senso suggerisce di utilizzarne il tracciato per  istituire una metropolitana di superficie, tale da collegare l’intera vallata, con immediato decongestionamento del traffico su gomma. Con tali e tante carte da giocare, lo spostarsi, stavolta in maniera moderna e interconnessa,  da criticità potrebbe divenire un fiore all’occhiello di una città più a misura d’uomo di quanto non lo sia già. E quindi, ove ciò accadesse, buon vento a chi oggi (o, meglio, domani) partirà.

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Sandro Candelora - (Opinionista)   


 

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