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da Comitato Ciclovia del Metauro

Che la Fano-Urbino non fosse ripristinabile era già stato certificato nel 2004 da un autorevole studio di fattibilità affidato dalla Regione alla società di consulenza “Sviluppo Marche” (Svim – ora Svem); era stato finanziato anche da Provincia e Camera di Commercio di Pesaro Urbino insieme ai Comuni di Pesaro, Fano, Fossombrone, Urbino e Pergola; inoltre, era stato sottoscritto dai massimi livelli regionali di tipo tecnico (tutte le Università) ed economico (Camere di commercio). Un quotidiano locale così aveva sintetizzato i suoi risultati: “Non esistono le condizioni di carattere strutturale e finanziario perché la ferrovia Fano-Urbino possa essere rimessa in funzione”. Di conseguenza, lo studio suggeriva come unica alternativa una pista ciclabile, prevedendo con molti anni di anticipo il forte sviluppo del cicloturismo. Le convenienze elettorali e una contrarietà puramente ideologica avevano bocciato lo studio con motivazioni inconsistenti; però, decenni di bugie e vane promesse hanno fatto danni enormi. Per esempio, la scelta del percorso del cavo elettrico che Terna s.p.a. porterà dalla costa verso l’entroterra; il cavo poteva essere interrato lungo il vecchio tracciato ferroviario ma Terna ha scartato questa scelta sulla base della legge 128/2017, secondo la quale la linea sarebbe riattivabile come ferrovia turistica. Tutti, o quasi, potevano capire che era un’impresa impossibile, come è stato confermato dallo studio di (non) fattibilità da poco pubblicato; averne preso atto per tempo e ufficialmente poteva portare tanti vantaggi: – costi minori e percorso più breve per il cavo; – meno disagi lungo le strade; – meno problemi per chi abita lungo i binari abbandonati; – una dorsale tecnologica nel sottosuolo;  – evitare di sprecare soldi per una presunta ciclovia non rispettosa della legge, avviata a Fano lungo strade strette, trafficate e pericolose; soprattutto, poteva essere realizzata la parte iniziale della vera ciclovia turistica del Metauro, forse anche senza spese per le casse comunali. Invece, niente di tutto questo; solo degrado e disagi. Decidere cosa fare della Fano-Urbino spetta a politici e amministratori locali, in particolare al nuovo presidente della Provincia, anche alla luce dello studio di fattibilità da poco  in circolazione; è stato elaborato dalle Ferrovie, il  soggetto più competente in materia, che non a caso ha abbandonato questa linea dal 1987. Quarant’anni di immobilismo possono bastare.

Nell’immagine, lo schema del possibile riutilizzo del tracciato: parco pubblico; pista ciclopedonale; massicciata disponibile per un moderno mezzo di trasporto collettivo

 

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