A seguito dei chiarimenti in Consiglio Regionale, il PD mostra diverse perplessità in merito allo svaso della diga del Furlo. Tramite un comunicato ufficiale, Laura Biagiotti e la sezione di Acqualagna del Partito Democratico fanno un punto sulla questione ponendo l’attenzione sulla distorsione a fini di propaganda da parte della destra locale.
“C’è un momento in cui la propaganda politica deve cedere il passo alla realtà degli atti istituzionali. Sulla complessa e delicata vicenda della diga del Furlo, il quadro appare oggi più nitido a seguito dell’ultima seduta del Consiglio regionale delle Marche, pur riaccendendo un acceso dibattito tra maggioranza e opposizione. Al centro del confronto vi sono i chiarimenti forniti dall’assessore regionale all’Ambiente, Tiziano Consoli, i cui documenti smentiscono le ricostruzioni emerse nei mesi scorsi da parte di alcuni esponenti del centrodestra”. A prendere posizione è Laura Biagiotti, consigliera comunale del Partito Democratico ad Acqualagna e vicesegretaria provinciale del partito.
Un impegno, quello di Biagiotti, che parte da lontano: la consigliera dem si è infatti spesa fin dal primo momento per sollecitare la pulizia e lo svaso dell’invaso al fine di consentire ricerche adeguate e rigorose, portando il tema direttamente all’attenzione del Consiglio Comunale di Acqualagna.
La polemica più recente trae origine dalle ricostruzioni diffuse durante la campagna elettorale per le Provinciali, quando si era adombrata la presenza di un presunto blocco burocratico opposto dalla Provincia rispetto alle operazioni di svaso, necessarie per favorire le ricerche del giovane scomparso.
“Per settimane abbiamo assistito a una narrazione fuorviante – dichiara Biagiotti – costruita per far credere che le istituzioni stessero ostacolando le ricerche del giovane. Non era vero allora e oggi lo certificano gli atti ufficiali della Regione. Creare una figura antagonistica – una Provincia insensibile di fronte a una situazione drammatica – a scopo elettorale rappresenta un’operazione di mera strumentalizzazione politica”.
Secondo la ricostruzione del PD, confermata dalla documentazione presentata in Aula, l’Ente provinciale non ha mai negato le autorizzazioni per le ricerche, ma ha legittimamente preteso il rispetto delle prescrizioni tecniche e dei protocolli di sicurezza indispensabili per tutelare l’incolumità pubblica.
Il monito della vicesegretaria dem va oltre la semplice replica di partito e chiama in causa il senso etico delle istituzioni: «Sull’angoscia dei genitori di un figlio scomparso non si dà la caccia ai like e non si imbastiscono campagne elettorali. La politica ritrovi il senso del pudore, metta da parte i proclami e lasci parlare la serietà degli atti amministrativi: servono soluzioni tecniche rapide, trasparenti e realizzabili, non sbandierati trionfi di parte».
Il dibattito tocca anche la netta separazione tra la gestione dell’emergenza e la pianificazione degli interventi di manutenzione straordinaria del bacino. È necessario infatti distinguere lo svaso temporaneo funzionale alle ricerche dalle operazioni di sfangamento dell’invaso, volte alla rimozione di circa 70mila metri cubi di sedimenti accumulati negli anni.
Quest’ultimo intervento, fermo dal 2023, si trova tuttora all’esame della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presso il Ministero dell’Ambiente, con una stima di attuazione prevista tra il 2026 e il 2027. Superate le polemiche di parte, la vicesegretaria dem sollecita un cambio di passo operativo per garantire trasparenza alla comunità, dando continuità all’azione già intrapresa a livello comunale: “È indispensabile superare il palleggio di responsabilità. Le istituzioni devono ora proporre un cronoprogramma definitivo e fornire indicazioni temporali certe per la gestione e la messa in sicurezza dell’impianto”.
























