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La grave interruzione del servizio idrico che in questi giorni sta mettendo in ginocchio Pesaro e i comuni limitrofi non è una fatalità né una semplice disgrazia legata al clima: è la cronaca di un’emergenza annunciata. Forse pochi ricordano che già a Ferragosto del 2013 la comunità visse una situazione identica a causa della rottura della medesima condotta principale. Da allora sono trascorsi undici anni e poco o nulla è stato fatto per sostituire o ammodernare un’infrastruttura tanto vecchia quanto strategica per il territorio. In queste ore – sottolinea il gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle del Montefeltro – Marche Multiservizi rivendica come un merito l’aver intercettato i fondi PNRR. È una narrazione che non può e non deve giustificare anni di immobilismo, oltre al fatto che gli interventi non hanno riguardato la sostituzione di quella condotta. Ci chiediamo: se non ci fosse stato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ottenuto a livello europeo grazie al lavoro del governo Conte, MMS e le istituzioni locali avrebbero continuato a ignorare il problema all’infinito? I fondi europei sono un’opportunità straordinaria, non uno scudo per coprire colpevoli ritardi e una totale assenza di programmazione ordinaria che dura da oltre dieci anni. Accanto alla gestione operativa, emergono precise responsabilità politiche regionali. Come ricordato dalla consigliera regionale Marta Ruggeri, il Piano Regolatore Generale degli Acquedotti (P.R.G.A.) individua chiaramente tra i suoi obiettivi strategici la programmazione degli interventi per il risanamento delle reti, la riduzione delle perdite, le interconnessioni e gli impianti di soccorso. Strumenti fondamentali che risentono però di un PRA scaduto da tempo e mai aggiornato dalla Regione. Di fronte all’incapacità di prevenire e risolvere le fragilità della rete idrica, per il M5S Montefeltro serve un’immediata assunzione di responsabilità: il Consiglio di Amministrazione di Marche Multiservizi tragga le dovute conseguenze e rassegni le dimissioni per l’incapacità dimostrata nel tutelare un bene primario. I Sindaci individuino nuove figure di riferimento, competenti, capaci di far valere la maggioranza pubblica all’interno del CdA e, contestualmente, si inizi da subito a lavorare per la costituzione di un soggetto interamente pubblico — come promosso dalla Rete provinciale per i Beni Comuni — in vista della scadenza delle concessioni idriche prevista per il 2030.

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