“Mi piace sempre ripetere – afferma la cantante di Fossombrone Katia Piersanti – che la musica è di tutti e non solo di coloro che si esibiscono sul palco o di chi ne fa una professione. Io dalla musica ho preso tantissimo, l’ho usata come rifugio nei momenti tristi e goduta nei momenti belli, per me è stata veramente una vera fonte di appagamento e compagna di viaggio”. Come ci si è avvicinata? “Non ho un ricordo di essermi avvicinata alla musica, in me c’è sempre stata fin da piccolissima. Sarà forse per via delle mie nonne, perché quella paterna marchigiana mi cantava Fin che la barca va mentre quella materna bergamasca Quel mazzolin di fiori, per cui anch’io cantavo e ballavo in continuazione. Poi crescendo nei pomeriggi dopo le ore di scuola, ero sempre lì a cantare e pure durante gli studi universitari, avevo sempre la musica accesa”.
Ma ci sarà stato un momento in cui la musica è stata presa con serietà? “Ma no, perché tutto è iniziato con un karaoke a Fossombrone. In una sera di Natale ero con le mie amiche e tra una chiacchierata e una bevuta, abbiamo iniziato a cantare, mentre un ragazzo, che poi è diventato il batterista del mio primo gruppo, si è avvicinato complimentandosi con noi. La serata non lasciva presagire nulla di speciale, ma la mia voce dovrebbe averlo impressionato tanto quel ragazzo, perché chissà quali ricerche avrà fatto per riuscire a trovare il numero di telefono della mia casa e telefonarmi dopo una settimana per propormi di far parte di una band musicale. Tutto mi è sembrato inverosimile e non so neanche io per quale motivo abbia accettato, visto che cantavo sempre da sola, perché in pubblico mi imbarazzava essendo un’autodidatta. Andai all’incontro ed erano ad aspettarmi nove musicisti tra cui diversi professori di conservatorio e così è nato il complesso musicale i Lestofunk, una big band di disco music e r&b anni 80”. Come ha superato l’impatto con quei musicisti di così alto livello? “Invece di intimidirmi, ho con disinvoltura assorbito tutta la loro preparazione. I Lestofunk sono stati la mia primissima scuola musicale. Mi hanno insegnato a contare le battute, a sentire e rispettare i tempi della musica ed a capire come muovermi dentro un arrangiamento complesso. Trovarmi di fronte a dei bravi musicisti è stata la mia fortuna. Poi per affinare la tecnica, proteggere la voce e capire il respiro, mi sono affidata per qualche anno alla scuola di canto di Valeria Visconti di Fermignano. Oggi continuo il mio studio alla Vocal Accademy di Francesca Borsini, con la quale stiamo facendo un bellissimo percorso, su misura per me”.
Quali sono le sue emozioni nel cantare? “Quando canto mi sento semplicemente libera. È uno dei pochissimi momenti della mia vita in cui abbasso ogni difesa riuscendo ad essere autentica al cento per cento e senza paura di farmi vedere per quella che sono. Cantare mi permette di tirare fuori emozioni che magari a parole farei fatica a spiegare”. Cosa prova prima di salire sul palco e cosa cerca di trasmettere all’ascoltatore? “Prima di salire sul palco la paura e il fiato corto sono sempre in agguato anche dopo tanti anni di esibizioni, non ci si abitua mai e l’emozione è sempre tanta. Il timore di sbagliare, di non essere in forma o di non dare il massimo c’è sempre, anche se per me un concerto è come una seduta di meditazione, dove la mente si svuota e in quel momento non penso ad altro. Il palco diventa una bolla d’aria pulita dove i dispiaceri o i problemi di tutti i giorni non riescono ad arrivare. Ed è proprio questo stato d’animo che voglio trasmettere al pubblico, spensieratezza, energia, sorrisi e voglia di vivere”. Con quale band canta adesso? “Attualmente sono la cantante dei Disco Volante, un gruppo con cui portiamo in giro un repertorio musicale travolgente come i grandi successi dagli anni ’80 in poi fino ad oggi, sono tutti brani da cantare e ballare. Suoniamo ovunque ci sia voglia di fare festa, nelle sagre, nei locali e d’estate nelle spiagge. Parallelamente ho un progetto più intimo insieme al maestro Marco Fratini al sax, che si chiama Checker’s Jam Duo. Il nome nasce proprio dall’idea di essere una marmellata musicale, dove mescoliamo le basi dei pezzi più belli di tutti i tempi con la mia voce e il colore caldo del sax del maestro”.
Chi è Katia Piersanti? “Ho frequentato l’istituto tecnico commerciale, poi mi sono laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’università di Urbino. Nel 2021 mi sono riscritta all’Università di Ferrara ed ho frequentato il corso post laurea in Scienze dei Prodotti Cosmetici, perché volevo approfondire le mie conoscenze anche in quell’ambito, Ho lavorato per 12 anni in farmacia ed ora da ormai 3 anni lavoro come incaricata alle vendite per una grossa azienda cosmetica francese. Adoro il colore rosso. Amo la natura, gli animali e in particolare i cavalli, passione trasmessami da mio padre. Il mio sogno nel cassetto è una piccola casa immersa nel verde, circondata dalla natura, da un giardino di fiori e da un po’ di animali, il luogo ideale dove ritrovare la semplicità”. Come concilia il canto con la sua attività lavorativa? “Incastrare tutto non è semplice. La settimana è dedicata al lavoro e alla famiglia, mentre i fine settimana sono dedicati alla musica, dove i mesi estivi sono quelli più impegnativi, mentre in inverno è più rilassante, perché si lavora sul nuovo repertorio e su altre questioni che riguardano il gruppo”. Cosa consiglierebbe a un giovane che vuol iniziare a cantare? “Direi semplicemente che non ho ricette pronte per la sua persona, ognuno deve far emergere la propria individualità. Il mio percorso musicale è stato soggettivo e solo mio, fatto di alti e bassi, momenti felici e periodi complessi e che difficilmente è ripetibile per altre persone”.






















