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Lunedì 5 ottobre 2026 prenderanno avvio i lavori di rifacimento della pavimentazione di Corso XX Settembre. Si tratta di un intervento importante e atteso, destinato a restituire dignità alla principale via del centro storico, superando l’attuale pavimentazione in cubetti di porfido, del tutto estranea alla tradizione urbana di Cagli. Il nuovo disegno della posa rappresenta un significativo recupero storico. Esso trae infatti origine dalla documentazione fotografica di fine Ottocento e della prima metà del Novecento che il Capogruppo consiliare Alberto Mazzacchera ha reperito e trasmesso all’Ufficio Tecnico, accompagnandola con una specifica relazione storico-scientifica dedicata alle pavimentazioni di Corso XX Settembre e via Lapis. La ricerca ricostruisce le tipologie dei selci, le geometrie di posa, il sistema delle caditoie e il deflusso originario delle acque, consentendo di restituire alla principale via cittadina un’immagine coerente con la sua storia.

Occorre anche precisare che i piccoli cubetti rimossi vengono spesso impropriamente definiti sanpietrini. I tradizionali sampietrini romani sono infatti blocchi in leucitite, di circa 12 × 12 centimetri e con un’altezza prossima ai 18 centimetri, posati “di testa” e caratterizzati nella parte inferiore dalla tipica forma troncopiramidale che ne garantisce la stabilità. Quelli presenti a Cagli erano invece piccoli cubetti quadrangolari di porfido, con uno spessore di circa cinque centimetri, appartenenti a una tipologia completamente diversa e certamente non idonea, nel tempo, a sopportare i moderni carichi di traffico.

Se dunque la nuova pavimentazione rappresenta un apprezzabile recupero dell’immagine storica della città, non va dimenticato ciò che si trova sotto la strada.

Proprio mentre il cantiere sta per aprire, torna infatti centrale la mozione depositata dal Capogruppo  consiliare di Fare Comune il 29 luglio scorso, con la quale si chiedeva che, in occasione del rifacimento del Corso, venisse adottato il principio della separazione delle acque meteoriche di scorrimento e dei pluviali dalle acque reflue. Una soluzione già sperimentata con successo in via Don Giuseppe Celli e recentemente anche in via Angelo Celli, capace di impedire la risalita di cattivi odori e di roditori attraverso le caditoie, oltre a ridurre progressivamente il carico sulla rete fognaria. Dopo il deposito della mozione, tuttavia, il Consiglio comunale non è stato più convocato e il documento non è quindi stato discusso prima dell’avvio dei lavori.

Va inoltre ricordato che la relazione storico-scientifica consegnata all’Ufficio Tecnico non riguardava esclusivamente il disegno della pavimentazione. Essa affrontava già il tema della raccolta delle acque, proponendo il ritorno alle caditoie lapidee, l’impiego di pozzetti sifonati e la separazione delle acque meteoriche da quelle reflue quale naturale completamento del recupero storico della strada.

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Un’opera pubblica di questa importanza dovrebbe però essere l’occasione per guardare oltre la sola pavimentazione. Quando si apre completamente una strada del centro storico è infatti il momento ideale per realizzare quei sottoservizi che, una volta richiusa la sede stradale, difficilmente potranno essere eseguiti senza demolire un’opera appena terminata.

Oltre alla separazione delle acque meteoriche da quelle reflue, va previsto l’interramento delle linee elettriche aeree ancora presenti lungo il Corso, migliorando il decoro urbano e la qualità paesaggistica del centro storico. Allo stesso tempo, la predisposizione di pozzetti con prese elettriche a scomparsa va realizzata al fine di alimentare in sicurezza gli eventi estivi all’aperto, evitando il ricorso a cavi volanti e soluzioni provvisorie che troppo spesso compromettono l’immagine del centro storico.

Le grandi opere pubbliche rappresentano occasioni che difficilmente si ripetono. Per questo ogni intervento deve essere progettato con uno sguardo rivolto ai prossimi decenni. La nuova pavimentazione del Corso costituisce certamente un importante passo avanti e restituisce alla principale via cittadina una configurazione finalmente più vicina alla sua storia. Sarebbe però auspicabile completare questo intervento con una visione altrettanto lungimirante dei sottoservizi, affinché il rispetto del passato non si fermi alla superficie ma si traduca anche in infrastrutture moderne, efficienti e durevoli. Perché le grandi opere si giudicano non soltanto per ciò che si vede, ma anche per ciò che pur rimanendo nascosto fa la differenza. È nel sottosuolo che si costruisce la qualità di una città per i prossimi cinquant’anni.

Gruppo consiliare Fare Comune – Consiglio Comunale di Cagli

 

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