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iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli
“È uno stillicidio continuo” ha ammesso esasperato l’allevatore colpito ai funzionari di Coldiretti Pesaro che da anni registra sempre maggiori difficoltà per mantenere in vita un’attività agricola sempre più esposta a questi rischi. “Non si tratta soltanto della perdita degli animali, ma anche delle conseguenze economiche e organizzative che ogni attacco comporta, soprattutto per quelle realtà che hanno costruito la propria filiera produttiva sull’allevamento e sulla trasformazione del latte – spiega il direttore di Coldiretti Pesaro Urbino, Claudio Calevi – e la situazione che non riguarda più soltanto le aree montane e maggiormente isolate, ma che alimenta preoccupazioni anche nelle campagne e nei territori collinari, dove l’allevamento al pascolo rappresenta una componente importante dell’economia agricola locale. Il problema assume una dimensione ancora più delicata quando le predazioni, come in questo caso, colpiscono aziende che, oltre ad allevare gli animali, producono e trasformano direttamente il latte. Il danno può andare ben oltre il valore del singolo capo perduto, incidendo sulla continuità della produzione, sulla programmazione aziendale e sulla sostenibilità economica dell’intera attività”. Secondo i dati diffusi da Coldiretti, nel 2025 oltre un terzo delle denunce registrate nell’intera regione Marche proveniva proprio dal territorio pesarese: 31 segnalazioni, con Cagli, Cantiano e Serra Sant’Abbondio tra i comuni maggiormente interessati. Sul tavolo rimane anche la questione degli indennizzi, da tempo al centro delle richieste del mondo agricolo. I risarcimenti, secondo Coldiretti, non riescono ancora a coprire l’effettiva entità dei danni subiti dalle aziende, considerando anche le spese di smaltimento delle carcasse e le ripercussioni sull’attività produttiva.
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