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FOSSOMBRONE Alle prese con una campagna di sensibilizzazione a tutela dell’acqua pubblica Cristian Bellucci sottolinea «come l’acqua che esce dai rubinetti nella nostra provincia provenga al 75%, alcune fonti segnalano perfino l’80%, da acque superficiali. In particolar modo prelevata dal Metauro, il fiume principale delle Marche, con i suoi tre invasi del Furlo, San Lazzaro e Tavernelle. Si tratta di 600 litri al secondo». Giusto per avere un’idea e cercare un metro di confronto «in nemmeno tre ore e mezza viene prelevato un volume corrispondente ad un campo da calcio per un metro di altezza». L’attenzione si focalizza necessariamente sugli invasi «che servono quindi ad Enel Green Power per la produzione di energia elettrica ma anche per accumulare acqua nella stagione piovosa per poi usarla tutto l’anno. Non sempre è stato così. Fino ai primi anni ’80 infatti le uniche fonti di approvvigionamento erano pozzi e sorgenti, gradualmente, ma non lentamente, affiancati dai prelievi delle acque superficiali. Fondamentalmente per tre motivi, tutti purtroppo importanti, che hanno agito in sinergia. Il primo una sempre maggior richiesta: maggior consumo pro-capite e maggior popolazione le cause. Il secondo è stato il graduale, ma non lento, inquinamento chimico da Nitrati soprattutto nelle valli: quando alla fine del 1991 entrarono in vigore la Direttiva 91/676/CEE (“direttiva Nitrati”) il danno era pressoché fatto. Il terzo è stato l’ingresso di acque salate nel sottosuolo delle zone costiere: la scienza individua varie cause ma più fonti riportano che solitamente la causa è quella di un eccessivo sfruttamento delle acque dolci». Inevitabile che si torni di nuovo alla questione degli invasi ai quali si guarda come scorta di acqua. Attenzione però «i prelievi avvengono gradualmente, ricordiamoci che oltre a questi c’è il normale deflusso da garantire perché il Metauro sia vivo: totale standard circa 1.000 lt al secondo. La ricarica avviene sostanzialmente a tratti, quando piove». Serve puntualizzare un dato che spesso finisce in secondo piano. «Non basta la capacità totale originaria dei tre grossi serbatoi pari a 2milioni 815.000 metri cubi, circa 400 di quei campi da calcio sempre per l’altezza di 1 metro, che si reintegra ogni volta che piove? Il problema, come spesso succede, sta in una parolina, nel nostro caso nell’aggettivo “originaria”, perché l’acqua porta terra e sassi dentro gli invasi e se non li togli la capacità si riduce. Per toglierli servono i soldi e anche se non sta bene abusare delle domande vien da chiedersi chi li mette».

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