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Un «velo di tristezza» e tanta gratitudine nel saluto rivolto dalla Borghetti Bugaron Band ad Alberto Berardi: «Addio Professore. Noi l’abbiamo chiamato sempre così, a lui dobbiamo tanto». La scomparsa di Berardi, ieri all’età di 76 anni nell’ospedale di Senigallia, ha lasciato un vuoto avvertito di fatto in ogni settore della vita cittadina, dalla scuola alla cultura, dalle manifestazioni popolari come il Carnevale alla politica o alle istituzioni. «Ci mancherà tanto», scrive il cantante Nicola Gaggi a nome di tutta la Borghetti Bugaron Band. «Ricordo ancora la sua telefonata, in quell’assolato luglio 2003. Pronto? Sono Alberto Berardi, ho sentito il vostro disco, scrivete voi la prossima canzone per il Carnevale di Fano. Gli avevo mandato un nostro album, scrivendogli: A un cultore del dialetto fanese come lei, sicuramente potrà interessare. Firmato Nicola Gaggi, el fiol de Nano, nepot de Armeto el calafà. Ci capimmo subito e così nacque la nostra nota canzone Avanti e indrè. In questo momento triste mi vengono però in mente tanti ricordi divertenti: il primo ascolto del brano nello studio di registrazione; le cene; la luminaria con i fuochi artificiali al Pincio di Fano, tutti seduti sui gradoni del carro della Musica Arabita, lui con il guanto del direttore che fu del padre. Berardi ci volle al Carnevale, volle proprio lui quella canzone, la promuoveva, la difendeva. Ci suggerì il titolo. Non sapevamo come chiamarla, tanti titoli e nessuno che ci convincesse, gli chiedemmo consiglio. Ci guardò e, come se fosse ovvio disse: Avanti e indrè! Risolto il problema». Una sera, durante una cena, Berardi si soffermò su alcune parole della canzone, trovandovi il senso del Carnevale. «Alla fine dissi: Quando le ho scritte, non pensavo a tutto questo, Professore. E lui: Si sa, gli artisti colgono le cose istintivamente, poi ci siamo noi che le spieghiamo. Ci considerava artisti! Credo noi Bugaron diventammo tutti rossi ed io, forse, per un minuto, sono stato alto un metro e ottanta. Quando uscì il nostro album Flaminia, ce lo presentò lui, analizzando i testi con le sue riflessioni intelligenti, acute, le sue similitudini con poeti e letterati, la sua grande cultura che spesso allietava i momenti passati assieme. Disse: Ho dato vita al Progetto Flaminia, voi realizzate un disco e lo chiamate Flaminia, vedi? E faceva una faccia come a dirci: Siamo sulla stessa linea d’onda. L’ultima volta che l’abbiamo visto è stato al nostro trentennale, lui era seduto in prima fila, a vedere i suoi ragazzacci. Lo divertivamo, credo gli piacesse la nostra energia. Abbiamo fatto sempre tutto da soli, i dischi, i concerti, l’unico mentore è stato lui. Il Prof. Berardi ci mancherà tanto».

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