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“Potrebbe essere stata la sua imponente grandezza – confida la musicista pesarese Paola Gnassi – a far innamorare ai miei occhi di bimba la maestosa Arpa che dominava il palco, in quel giorno in cui la vidi per la prima volta. Ricordo ancora l’emozione che ebbi quando l’insegnante iniziò a suonarla e grande fu l’agitazione, tanto che la mia anima iniziò a vibrare mentre alcune lacrime di commozione mi segnavano il  viso, capii subito che sarebbe stata la mia compagna di vita”.

Quando avvenne tutto questo? “Durante un’audizione per l’ammissione alla classe di pianoforte, in cui mi portarono i miei genitori all’età di otto anni, perché fin da piccola avevo manifestato notevoli doti musicali e fu così che  iniziai il mio percorso di studi al Conservatorio Giacomo Rossini di Pesaro, dove da giovanissima mi sono diplomata con il massimo dei voti”.

Come proseguì il tuo percorso musicale? “Mi trasferii successivamente a Roma dove superai l’audizione per accedere all’Accademia musicale di Santa Cecilia, in cui mi perfezionai con Elena Zamboni. Completai la mia formazione musicale al Conservatorio di Bruxelles con Susanna Mildonian. In seguito iniziai a lavorare come prima Arpa presso l’Orchestra Sinfonica di San Remo partecipando a diverse edizioni del Festival della Canzone Italiana e collaborando anche con prestigiose Orchestre Sinfoniche tra cui quelle di  Roma e di Bruzelles.  Effettuai diverse registrazioni per la Rai partecipando a diverse trasmissioni televisive che radiofoniche e contemporaneamente come solista o in formazioni da camera.” Ma poi vi fu un periodo di stasi a questa attività? “La vita mi ha portato a fare scelte che mi hanno allontanato dal mondo artistico, perché era difficile conciliarlo con la famiglia che stavo formando. In quel periodo ho molto collaborato con  le attività familiari ed il matrimonio prima e l’arrivo del dono di una figlia, hanno assorbito gran parte delle mie energie.  In seguito un grave incidente ha messo in pericolo la mia vita portandomi  ad una lunga convalescenza, che mi ha fatto ritrovare la mia grande passione. Il suonare di nuovo un piccola arpa mi diede conforto fisico e spirituale dove mi accorsi che quattordici anni senza suonare erano svaniti in un attimo : da quel momento l’arpa è tornata ad avere un ruolo centrale nella mia vita”.

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E così hai ricominciato a fare musica? “Nella mia mente sono nate nuove melodie, che partendo dai miei studi classici e passando attraverso generi moderni, sfociarono in nuove armonie, che hanno portato alla nascita della prima raccolta di inediti dal titolo A tutto tondo.  La voglia di innovazione e di conoscenza assieme al desiderio di rimettermi in discussione, mi hanno fatto partecipare alle Master Class tenute da Marcella Carboni e Park Stickney, le quali mi hanno avvicinato all’arpa jazz.  Ho poi frequentato il Corso di improvvisazione ritmica presso la Scuola di alto Perfezionamento Musicale di Fiesole, tenuto dal maestro Lincoln Almada, che mi ha fatto scoprire il mondo dei ritmi musicali, che mi permettono di fare arrangiamenti di brani latino americani e di musica pop. Con tutte queste innovazioni e per dare maggior emotività alla mia musica, ho acquistato un’arpa elettroacustica con cui faccio nuove sperimentazioni. Non ancora soddisfatta,  mi affianco ad un ingegnere del suono Luca Vagnini di Avangarage e con il  suo aiuto ho abbinato alla mia arpa una loop station ed un distorsore di suoni che mi offrono nuove possibilità interpretative”.

Cosa provi e cosa vuoi far arrivare all’ascoltatore nel suonare l’arpa? “Sfiorare le corde dell’arpa per me non è solo un gesto meccanico, il mio essere entra in sintonia con le vibrazioni ed è come immettere nella interpretazione qualcosa di profondamente mio, come a mostrare la parte più intima di me stessa. L’arpa si suona con i polpastrelli e quindi il dito trasmette alla corda l’intenzione, le emozioni e lo stato d’animo dell’arpista, che di conseguenza arrivano all’ animo dell’ascoltatore”. Tre aggettivi per definire l’arpa? “Forte, perché non solo richiede forza fisica e mentale nel suonarla, ma tanta forza di volontà, studio ed impegno. Profonda, perché può arrivare a toccare le intime corde dell’anima, quasi come ci fosse un profondo contatto con l’interiorità di ognuno di noi. Magica, perché sa creare attorno a se un’armoniosa brezza di incanto e forza magnetica irresistibile”.

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