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Quando l’assessore Tinti alza la voce e perde le staffe, significa che è in difficoltà, e quando deve difendersi dalle accuse, diventa inutilmente polemico. In tali situazioni, l’assessore al welfare finisce sempre per cadere in uno tra i peggiori cliché comunicativi di una certa sinistra, dimostrando una limitatezza di dizionario che si limita sempre alle stesse due o tre parole: populismo, strumentalizzazione, faziosità. Proprio la ripetizione degli stessi termini, linguaggio trito e ritrito, rappresenta la prova più chiara della totale assenza di idee di questa amministrazione, da sempre priva di solidità politica e spesso incapace anche di un’azione amministrativa che sia almeno sufficiente. Ha infatti poco da esaltarsi l’assessore Tinti, che spesso ci propina a mezzo stampa l’elenco delle cose fatte, ma non si accorge che quell’elenco corrisponde al minimo sindacale di qualunque amministrazione comunale. Ha poco da gioire, se riconsidera con attenzione i giudizi negativi raccolti nell’incontro di metà giugno con gli enti del terzo settore, dove è stato ampiamente e trasversalmente contestato proprio perché le sue scelte rispondono a logiche puramente amministrative ma sono incapaci di esprimere un barlume di indirizzo politico. All’assessore Tinti vogliamo consigliare di superare certi luoghi comuni del suo partito, e di non confondere la parola “populismo” con “umanità”; suggeriamo di mostrare più spesso il suo lato umano nell’accoglienza della fragilità di tanti cittadini fanesi, il cui ascolto sarebbe già il primo passo verso la condivisione, e segno di rispetto per la dignità di chi è maggiormente in difficoltà. Non se ne abbia a male, il nostro assessore al welfare, se a proposito di carte lo invitiamo caldamente a rileggersi (immaginiamo li conosca già) gli atti notarili, in cui si prevedevano allacci separati per i locali dell’auto-mutuo-aiuto, proprio a confermare la determinazione da parte di Fondazione Carifano nel volere quelle stanze INDIPENDENTI E AUTONOME, sia fisicamente che organizzativamente, dal resto dell’edificio. Proprio per rispettare quella volontà di autonomia voluta dal proprietario dello stabile, il Comune di Fano si sarebbe dovuto impegnare per realizzare una diversa forma contrattuale, visto che aveva la possibilità di farlo al momento della scadenza del vecchio contratto. Assegnare la gestione dell’auto-mutuo-aiuto alla cooperativa e non all’associazione di volontari AIMA non è stata una svista, sicuramente, ma piuttosto la volontà, lo ribadiamo, di fare come Ponzio Pilato e di scaricare su altri le proprie responsabilità, che dovrebbero essere di mediazione tra le esigenze degli utenti e le necessità delle coop. fornitrici di servizi. Come sempre, in difesa della dignità e dei diritti delle famiglie che stanno pagando il prezzo più caro di questa pandemia, noi continueremo a metterci la faccia, caro assessore, senza alcun timore della sua verve polemica. E lei, invece, che fa?

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