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È iniziato l’ultimo mese della mostra alla Galleria Nazionale delle Marche dedicata ai 600 anni del Duca di Urbino, in svolgimento al piano terra di Palazzo Ducale, dove sono visibili ben 80 opere provenienti anche da paesi europei e dagli Stati Uniti. Inoltre, nella prima sala dell’Appartamento degli Ospiti prosegue l’esposizione con la ricostruzione di alcuni abiti storici: due richiamano quelli del Dittico di Urbino custodito agli Uffizi; gli altri quattro sono rifacimenti di costumi dell’epoca.

Prosegue ancora per un mese – cioè fino al prossimo 9 ottobre – al piano terra di Palazzo Ducale di Urbino, negli spazi della Galleria Nazionale delle Marche, la mostra Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio: Urbino crocevia delle arti, curata da Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Giovanni Russo, che propone ben 80 opere – tra pitture, sculture, disegni, medaglie, affreschi staccati e codici -, un terzo delle quali provenienti dall’estero.

Fino alla fine di agosto la mostra è stata frequentata da circa 50mila visitatori, quasi un decimo dei quali erano giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni, la fascia di età normalmente più “assente” dai musei, che invece quest’anno, sia per le collaborazioni con Università, Accademia e ISIA, sia – probabilmente – per la campagna social, ha visto un sensibile incremento. 

Anche se ancora non ha raggiunto i numeri pre-pandemia, la Galleria Nazionale delle Marche sta recuperando velocemente: il 2019 fece registrare un numero di ingressi eccezionalmente alto grazie alla mostra dedicata a Raffaello, mentre in precedenza il museo era attestato sui 180/200mila visitatori all’anno di media, cifra alla quale il museo – oggi diretto da Luigi Gallo – dovrebbe avvicinarsi nel 2022, tenendo presente anche la mancanza dei visitatori “scolastici”, che quest’anno sono stati circa la metà rispetto agli anni precedenti, ovvero 30/35mila unità invece dei consueti 60/70mila.

Infine da registrare il dato positivo delle presenze straniere, specialmente francesi e tedeschi, e un consistente ritorno anche di quelli locali, sia per la mostra dedicata ai 600 anni di Federico da Montefeltro, sia per l’apertura delle nuove sale del II piano di Palazzo Ducale.

Il percorso espositivo

Si tratta di un interessante quanto intenso viaggio attraverso un periodo cruciale sia per la storia di Urbino e della sua corte, sia per la storia dell’arte italiana, che a quegli anni deve molto. La mostra è arricchita dal catalogo edito da Marsilio, che oltre alle foto e alle schede delle opere, recherà i testi dei tre curatori, del Direttore della Galleria Nazionale delle Marche Luigi Gallo e altri saggi. Inoltre, per l’intero periodo della mostra sarà visibile la ricostruzione di sei abiti storici dell’epoca di Federico da MontefeltroLa mostra – che resterà visibile fino al prossimo 9 ottobre 2022 – si sviluppa attraverso sette diverse sezioni. La prima, dal titolo “Ritorno di Federico da Montefeltro a Urbino. Piero e gli antefatti prospettici (1462-1476)”, avvia intorno alla metà dell’ottavo decennio del Quattrocento, dall’epoca in cui Francesco di Giorgio viene incaricato del ruolo di ‘architettore’ del duca, assumendosi le funzioni anche di soprintendere ai lavori strutturali e decorativi per la fabbrica del palazzo, oltreché a quelli dei cantieri prevalentemente militari sparsi nel territorio feltresco. Sono gli anni durante i quali, anche per la presenza più costante di Federico da Montefeltro a palazzo, Urbino diviene sempre più un vero crocevia delle arti, con una vocazione di cosmopolitismo difficilmente rilevabile in altre corti italiane dell’epoca. Caratterizzano questa parte iniziale della mostra il busto di Francesco Laurana proveniente dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze, accompagnato dalla Flagellazione appartenente al periodo in cui Piero operava per le corti adriatiche.

Nella seconda sezione, “Francesco di Giorgio da Siena a Urbino”,sientra nel cuore dell’argomento della mostra con la convocazione a Urbino del celebre artista e architetto senese Francesco di Giorgio, attestato con certezza presso la corte almeno dal 1477. La sezione contempla alcune opere, sia in ambito pittorico sia in quello scultoreo, che richiamano l’attività degli ultimi anni trascorsi a Siena, il gisant bronzeo per il monumento sepolcrale del grande umanista senese Mariano Sozzini, in origine nella chiesa di San Domenico a Siena e oggi conservato al Bargello. La presenza della Madonna col Bambino e un angelo della Pinacoteca Nazionale di Siena evoca l’attività nella bottega di Francesco di Giorgio di un suo fedele collaboratore, finora non identificato anagraficamente, il così detto ‘Fiduciario di Francesco’, che probabilmente seguì come un’ombra il maestro anche a Urbino.

La sezione dedicata a “Francesco di Giorgio bronzista e plasticatore” ha l’ambizione di raccogliere i bronzi realizzati da Francesco di Giorgio al tempo dell’attività feltresca, insieme con alcune significative opere di plasticatore, utili a palesare la grande dimestichezza del maestro senese con la scultura “per via di porre”. L’opera chiave è ovviamente la Deposizione della chiesa del Carmine di Venezia, proveniente dall’oratorio della Croce di Urbino e sullo sfondo della quale Francesco di Giorgio ritrasse Federico da Montefeltro con il giovanissimo figlio Guidubaldo, verso il 1475. Vi sono poi le due versioni in stucco della Discordia – un rilievo in cui Francesco di Giorgio rivela la sua assoluta competenza prospettica e il profondo debito con la cultura donatelliana – e si completa con un grande gruppo fittile tridimensionale e policromo raffigurante il Compianto – e il relativo bozzetto -, che segna ormai il rientro a Siena del maestro verso la metà degli anni ottanta. 

La quarta sezione, dal titolo “Pittura di corte all’ombra di Piero della Francesca”, offre alcune tra le opere più significative degli anni in cui il grande maestro è attivo presso la corte: la Madonna di Senigallia, che nei loro sfondi architettonici, così misurati e razionali, paiono ispirarsi agli stessi interni del palazzo urbinate. Accanto vedranno la loro presenza dipinti di un allievo diretto del grande borghigiano, come il giovane cortonese Luca Signorelli al quale si deve anche una tavola con il Ritratto di Guidubaldo da Montefeltro bambino di cinque anni circa, conservata oggi nella Collezione Thyssen di Madrid. Proseguendo con esempi di ritrattistica di corte, ci si augura di poter accostare il celebre Ritratto di Federico da Montefeltro con Guidubaldo bambino di Pedro Berruguete all’altro Ritratto di Guidubaldo da Montefeltro di circa dieci anni, conservato nella Galleria Colonna di Roma e eseguito da Bartolomeo della Gatta.

La sezione dal titolo “Cultura prospettica e lume fiammingo” mette in evidenza che in pittura l’ambiente urbinate di quegli anni si caratterizzò per straordinarie sperimentazioni, quale centro d’avanguardia in Italia. Il suo mirabile cosmopolitismo, di cui è testimonianza letteraria di prima mano la Cronaca rimata di Giovanni Santi, vede la presenza di supremi artisti italiani, come Piero della Francesca, e di maestri di cultura fiamminga, come Giusto di Gand, o il castigliano Pedro Berruguete, che nei suoi ritratti mostra una mirabile sintesi di soluzioni prospettiche assai complesse e di valori epidermici da grande pittore ‘ponentino’; una cultura che risaliva agli illustri fondatori della pittura nordica.

Infine la sesta e la settima sezione della mostra sono dedicate a “Francesco di Giorgio “architetto prediletto” del duca” – col propositodi illustrare il gusto per un’architettura razionale e all’antica che emerge a corte alla presenza del maestro senese – e a “Il cantiere del palazzo e l’ornato all’antica”,un sorta diitinerario all’interno del palazzo, per andare alla scoperta del cantiere della “città in forma di palazzo”, segnata da uno stile architettonico e di ornato all’antica di stretto gusto albertiano. In realtà l’Alberti, attestato a Urbino nel 1464 solo di passaggio, può aver offerto solo idee e spunti per un impianto che fu elaborato invece da Luciano Laurana nel corso degli anni sessanta e settanta, e poi specificamente da Francesco di Giorgio, per quanto concerne la soluzione finale e l’assetto definitivo dell’architettura con le sue preziose decorazioni.

INFO MOSTRA

Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio:

Urbino crocevia delle arti (1475-1490)

A cura di Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Giovanni Russo

Fino al 09.10.2022

scarpe firmate

Orari: da martedì a domenica: dalle 8:30 alle 19:15 (chiusura biglietteria ore 18:15);

Ingresso: € 8 intero; € 2 ridotto; € 1 prenotazione

Catalogo edito da Marsilio con i testi dei curatori, del Direttore Luigi Gallo e altri saggi

Galleria Nazionale delle Marche

Palazzo Ducale di Urbino, Piazza Rinascimento 13, 61029 Urbino (PU)

Telefono: 0722 2760 

www.gallerianazionalemarche.it

La “rinascita” di sei abiti storici

A Urbino si raddoppia. Fino al prossimo 9 ottobre alla Galleria Nazionale delle Marche saranno due – e non una sola – le mostre che  celebreranno i 600 anni dalla nascita del duca Federico di Montefeltro. 

Alla prevista esposizione Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio: Urbino crocevia delle arti, nelle stesse date e sempre a Palazzo Ducale se ne aggiungerà un’altra dal titolo «Quando vedranno i richivistimenti». Federico da Montefeltro e Battista Sforza. Vesti e Potere nel primo Rinascimento italiano, a cura dell’“Atelier di Battista” di Urbino di Carolina Sacchetti e organizzata dalla Galleria Nazionale delle Marche.

In pratica si tratterà di una piccola mostra con la ricostruzione di sei abiti storici del XV secolo: due  richiameranno gli abbigliamenti del Dittico di Urbino di Piero della Francesca, il famoso doppio dipinto custodito nella Galleria degli Uffizi di Firenze; gli altri quattro (due femminili e due maschili) saranno rifacimenti fedeli di abiti dell’epoca, frutto di un approfondito studio delle fonti storiche, giacché degli originali abiti dell’epoca purtroppo a noi non è giunto niente.La mostra sarà allestita nella prima sala dell’appartamento degli Ospiti di Palazzo Duca (per intenderci quella dove sono esposte normalmente due autentici capolavori come la Flagellazione e la Madonna di Senigallia).

Nasce il concetto di eleganza

Dal tardo Medioevo vesti ed ornamenti iniziarono ad assumere un’importanza sociale notevole: buona parte della produzione artigiana dell’epoca era destinata alla realizzazione di stoffe, gioielli, vesti e accessori indispensabili per sottolineare lo status sociale degli individui. Le liste dotali di fanciulle nobili erano quasi totalmente composte da vesti e gioielli, come anche gli inventari dei beni dei grandi signori, in cui sono costantemente presenti l’elencazione di abiti sfarzosi e gioielli per ogni occasione, preziosi che spesso venivano offerti in dono in occasione di matrimoni e fidanzamenti, visite importanti o semplicemente per ostentare il lusso sfrenato.

Fu proprio nelle raffinate corti italiane del XV secolo che iniziò a diffondersi tanto il moderno concetto di eleganza, cioè il distinguersi attraverso l’accostamento di diversi tessuti, colori e fogge, quanto lo sviluppo di atteggiamenti sociali che contrapponevano la classe aristocratica, che faceva dell’abito uno specchio autocelebrativo, alla ricca borghesia mercantile, che vedeva nelle vesti anche un bene patrimoniale. 

Le corti italiane, centri di diffusione culturale al pari della corte di Borgogna, si fecero promotrici di raffinata eleganza. È proprio in questo contesto che va collocata la raffinatezza della corte urbinate, che sotto il governo di Federico e di Battista, influenzati dalla moda fiamminga, raggiunse uno dei momenti di maggior splendore. Le immagini dei duchi raccontano il potere soprattutto attraverso le fogge e i colori delle vesti. 

In un tale scenario ricostruire alcuni dei preziosi apparati vestimentari dei Signori di Urbino si è resa un’esigenza, poiché nulla si è conservato degli “oggetti della moda” del loro tempo. Attraverso le ricostruzioni artigianali delle vesti, realizzate con un approfondito studio storico sulle fonti e sui reperti disponibili, si è voluta restituire l’idea di eleganza della corte feltresca.



Ufficio media - Marco Ferri 

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