Subissato dalle critiche tenaci delle opposizioni e dei movimenti dal basso per i suoi atteggiamenti da padreterno, insofferente a qualsiasi rilievo, consiglio, proposta, il sindaco, a corto di argomenti sui principali temi del momento, soprattutto di quello sanitario, non poteva che ricorrere all’ala militare dei suoi supporter. Così ha scomodato il sig. Sandro Banci – da Molino Guerra, già parà della Brigata “Folgore”, nota per disgustosi episodi di esaltazione del Ventennio -, che ha pubblicato sul «Resto del Carlino» di ieri, 20 gennaio, una lettera in cui plagia il canovaccio vittimistico usato dal sindaco.
«Chi crea malcontento – scrive Banci nell’incipit – commette un grave errore». A seguire il florilegio di accuse sulle «critiche non fondate» sulla sanità con particolare riferimento all’ospedale di Urbino e al Pronto Soccorso che provocano «panico psicologico, sfiducia e insicurezza tra i cittadini»; «l’atteggiamento negativo» nei confronti dell’Amministrazione comunale e del sindaco che «ha ricevuto per ben tre volte la fiducia degli elettori attraverso il voto». Una fesseria, perché quali altri strumenti, se non quelli democratici, avrebbe potuto usare? L’obiettivo è chiaro: trasformare la denuncia delle comprovate criticità delle strutture e del personale ospedaliero, e quindi dei cittadini, in denigrazioni della città, e mettere alla gogna le iniziative dell’ “Associazione Urbino Salute” protagonista di una meritevole campagna di informazione pubblica e di difesa del nostro ospedale e del sistema pubblico della sanità. Insomma niente di nuovo sugli atteggiamenti di Gambini, né del suo neo-corifeo Banci. Il sindaco ormai sembra rappresentare solo sé stesso sorretto da uno squadrone di consiglieri muti e obbedienti e da una Giunta che assomiglia sempre di più ad una “Junta”, non tanto nel significato latino di “iungere, unire, ma di quello greco di “zygon”, cioè di “giogo”. Rimangono sul terreno i cocci provocati dall’“uomo solo al comando” e da una postura (termine alla moda), prossima al ridicolo.
Ermanno Torrico






















