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Due anni a mezzo fa, a proposito delle continue e inascoltate richieste di pubblicare lo studio di fattibilità del ripristino dell’ex ferrovia metaurense, un consigliere comunale di Fano ha annunciato che bisognava “aspettare, come più volte ribadito, i risultati dello studio” evitando “radicalismo” e avendo “più umiltà”; concludeva dicendo: “Purtroppo non c’è più sordo di chi non vuol sentire”.  Da molto tempo questo consigliere non fa più sentire la sua voce. Quasi un anno fa un altro consigliere comunale ha annunciato che questo studio, già concluso da molto tempo, sarebbe stato pubblicato “a breve”. Più di sette mesi fa in un grande convegno è stato annunciato che, forse, lo studio sarebbe stato pubblicato … dal Governo nazionale, cioè praticamente mai. Pochi giorni fa in un altro importante convegno è stato annunciato… niente! Nel frattempo, senza grandi annunci, è avvenuto un fatto clamoroso: nel Consiglio comunale di Fermignano è stato approvato all’unanimità un documento a favore della pista ciclabile lungo i binari abbandonati da 37 anni; lo hanno votato anche i consiglieri che prima erano contrari, evidentemente perché si sono convinti che non è possibile il ritorno del treno. Tutto ciò premesso, è lecito pensare che questo studio sia tenuto nascosto perché non piace a chi lo ha voluto e pagato con soldi pubblici. Non pubblicarlo significa condannare tutta la valle del Metauro ad altri decenni di immobilismo, impedendo tra l’altro lo sviluppo di attività economiche che creano lavoro. Ai sindaci e alle amministrazioni locali va bene così?

Nell’immagine, la parte sottostante del ponte ferroviario in mattoni di Tavernelle che, benché privo di garanzie antisismiche e in precarie condizioni, da alcuni viene ritenuto “integro” e quindi in grado di sostenere il peso di un treno in corsa.

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Per il Comitato Ciclovia del Metauro, Enrico Tosi

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