carne
legno
iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli

“Operare nel sindacato non è un mestiere – esordisce la sindacalista fanese Simona Ricci, ex segretaria provinciale di Pesaro per la Cgil – ma un modo di essere. Noi del sindacato siamo un gruppo di persone che a un certo punto dell’esistenza, hanno deciso di lasciare i luoghi di lavoro e di mettersi insieme per produrre cambiamenti positivi nella vita civile e lavorativa, oppure conquistare un diritto individuale o collettivo negato oppure non esistente. Mi sono sempre attenuta con diligenza a questi principi e quando non si sente più questo sentimento, bisognerebbe avere il coraggio di smettere: questo modo di fare dovrebbe valere sia per il sindacato che per la politica”. Come si è avvicinata al sindacato? “È stato quel sentimento di giustizia sempre innato in me e che venne maggiormente manifestato durante le scuole superiori quando c’erano degli scioperi studenteschi da organizzare oppure eleggere la rappresentante di classe, che hanno fatto emergere l’interesse in me un impegno sindacale e politico. Ricordo ancora con affetto le accese discussioni su quegli argomenti con il mio professore di italiano Alberto Berardi, figura importantissima nella vita politica fanese”.  Il sindacalista dovrebbe essere apolitico? “Un vecchio compagno metalmeccanico della Cgil di Pesaro diceva che un lavoratore con il solo impegno sindacale senza quello politico è come un pugile con una sola guardia alzata e prima o poi un  pugno lo colpirà. Infatti l’azione sindacale è per sua natura politica, perché va a incidere direttamente sulle leggi e sull’economia gestite dai partiti, però l’importante è farlo con imparzialità e coscienza senza guardare il colore politico del governo”.

Qual è stato il suo primo incarico? “Al primo lavoro presso la Cassa di Risparmio di Fano nel 1992 mi iscrissi subito alla Cgil e divenni una delle delegate interne, dove dei colleghi mi insegnarono il valore dell’impegno sindacale e così iniziai subito a fare la sindacalista. Nello stesso tempo iniziò il mio impegno politico nel PDS come consigliera di circoscrizione e soprattutto il mio impegno nel femminismo con le donne e per le donne. Da allora non ho più smesso ed ancora oggi nel mio profilo scrivo femminista e sindacalista”. Perché proprio la Cgil? “Il mio senso di giustizia non poteva non trovare maggior corrispondenza nella Cgil, perché l’articolo 1 del suo Statuto recita: la Cgil è un’organizzazione sindacale di natura programmatica, unitaria, laica, democratica, plurietnica di donne e uomini. Ripudia e combatte ogni forma di molestia, discriminazione e violenza contro le donne e per orientamento sessuale ed identità di genere. Ripudia fascismo e razzismo, sostiene i valori e principi di legalità, contrasta ogni mezzo le associazioni mafiose, terroristiche e criminali. Promuove la lotta contro ogni forma di discriminazione, la libera associazione e l’autotutela solidale e collettiva del lavoratori ecc.”. Qual è stata la sua carriera nella Cgil? “Nel periodo in cui ero rappresentante sindacale in banca, mi proposero nel 1996 di entrare nella segreteria provinciale Cgil a tempo pieno ed accettai pensando di fare una nuova e breve esperienza, invece ancora sono qui e continuo a fare la delegata sindacale per la mia azienda bancaria dove lavoravo. Nel frattempo mi occupai di molti settori lavorativi pubblici che privati, mentre da fine anni 90 mi appassionai dal punto di vista sindacale alle politiche sanitarie. Poi nel 2011 ebbi l’onore di essere proposta ed eletta Segretaria Generale della Cgil provinciale di Pesaro, prima donna a ricevere questo incarico e svolto per otto anni, termine massimo previsto dallo Statuto. Infine dal  2019  mi trovo a lavorare alla Funzione Pubblica Cgil Nazionale a Roma all’area sanità e terzo settore e sono responsabile nazionale della Previdenza Pubblica e Complementare per la categoria della Cgil nazionale”. Come si diventa sindacalista? “Non c’è una scuola e nessuno lo insegna. Bisogna studiare sul campo e mettersi alla prova ogni giorno, soprattutto non smettere mai di confrontarsi con le persone che si vuol socialmente rappresentare soprattutto con le categorie dei  lavoratori e pensionati. La democrazia nei luoghi di lavoro va praticata per davvero e la fiducia va conquistata giorno dopo giorno, perché si tratta del loro salario, delle loro condizioni di lavoro, dei loro diritti. Guai ad avere la presunzione di  possedere una soluzione per tutto”.

scarpe firmate

La mediazione è l’arte del sindacalista, qual è la dote per ottenerla? “Dopo tanti anni di trattative, potrei riassumerla così: la qualità della mediazione che si ottiene è direttamente proporzionale alla vicinanza delle persone che si rappresenta ed inversamente a quella delle controparti. In mezzo alla misura di questa distanza dal traguardo quali – quantitativo che ci si pone, ci sono una serie di variabili soggettive e collettive, che hanno a che fare con l’etica e le competenze”. Sul sindacato alcune volte ci sono dei pregiudizi, cosa le disturba di più? “ Mi da fastidio sentire dire voi sindacalisti… seguito spesso da offese e giudizi basati su una scarsa conoscenza dei fatti. Io sono della Cgil, che ha una sua storia ed una sua identità molto ben precisa: dice no quando bisogna dire no e dice sì quando pensiamo che sia giusto dire si. Siamo il sindacato italiano più grande ed allora un motivo per questo, ci sarà pure!”. Qual è stata la soddisfazione più grande da sindacalista? “Tante sono state le soddisfazioni come tante anche le sconfitte. Una soddisfazione aver fatto la Segretaria Provinciale ed aver concluso il mandato nel congresso 2011 alla presenza della Segretaria Nazionale Susanna Camusso, che volle portarsi con se la mia relazione conclusiva. Una recente soddisfazione è di questo fine luglio 2026 con la firma del Contratto Nazionale del comparto della sanità pubblica per il triennio 2025/27. Spesso alcune cose non vanno come avremmo voluto ed allora non bisogna perdere il coraggio di riprovare ancora a cambiare quelle cose che non ci piacevano. Questo significa essere militanti, cioè militare per un ideale”. Un rammarico? “Mi sono diplomata ragioniera con il massimo dei voti e mi iscrissi alla facoltà di Economia e Commercio perché il mio sogno era insegnare quelle  materie, ma contemporaneamente ho dovuto lavorare per sostenere i miei studi. È vero che la Cgil mi ha dato moltissimo, ma non sono riuscita né a laurearmi né a realizzare il mio sogno di insegnante: queste due cose,  per me rimangono un grande rimpianto”.

tartufo
arredamento interno
moda donna
irish pub cantiano
scarpe moda
sagra