A 96 anni è scomparso Antonio Morena, la memoria della Resistenza sul nostro Appennino, ai confini con l’Umbria. Il cantianese Antonio Morena, classe 1924, ci saluta ma di lui, della storia, restano segni tangibili che non dobbiamo dimenticare. Più volte è tornato sui luoghi della battaglia a Vilano, combattuta il 23 marzo 1944, per raccontare ai giovani la sua esperienza di partigiano e di internato poi. Antonio ci ha raccontato dove erano i nidi delle mitragliatrici, sistemati in posizioni dominanti, dove si trovava il grosso delle forze partigiane e dove invece cercavano di sfondare tedeschi e repubblichini, poi costretti a ripiegare nonostante una schiacciante superiorità numerica e di armamenti. Morena fu poi internato in Germania, come centinaia di migliaia di giovani italiani che si rifiutarono di combattere per la Repubblica di Salò e che si dovettero consegnare per salvare i familiari, arrestati dai nazi-fascisti per ricatto. Portato a Pesaro, poi su un camion al centro di raccolta a Ravenna, proseguì il viaggio verso il campo di concentramento in Germania su un vagone per il bestiame. La fame, la sete, compagni di sventura che svenivano intorno a lui per il gran caldo o che erano uccisi mentre cercavano di scappare o perché reagivano esasperati dalle crudeltà dei sorveglianti. “Cose che non si possono dimenticare”, ha ripetuto tante volte Morena. Un anno e mezzo trascorso in lavori pesanti, anche per scavare trincee anticarro nel ghiaccio del fronte orientale, a 20 gradi sotto lo zero ed esposto al rischio incombente di gravissimi infortuni e di malattie. La guerra è orribile, ma nei ricordi del partigiano cantianese il momento peggiore è stato quando ha visto una colonna di panzer, pressata dall’avanzata dell’Armata Rossa, allontanarsi a tutta velocità percorrendo una strada piena di civili sfollati: furono schiacciati sotto i cingoli tutti coloro che non riuscirono a scansarsi in tempo. Antonio è stato l’esempio autorevole per rinnovare nel tempo la consapevolezza sulla Resistenza e sui suoi imprescindibili valori di libertà, umanità e giustizia.
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