I reparti di terapia intensiva al Nord sono al collasso e i medici allo stremo. Si parla anche di carenza di disponibilità di mezzi e postazioni per far fronte all’emergenza coronavirus. I contagi aumentano e, di conseguenza, anche i casi più gravi che necessitano di essere intubati nelle rianimazioni. Questo accade anche nel nostro contesto, le Marche tanto per esser chiari. È un dato di fatto. Non ci possiamo nascondere. Così come è altrettanto vero che la dotazione di posti letto è stata gradualmente ridotta negli anni e anche in tempo “di pace”, ci sia consentito il termine, le rianimazioni sono al completo o quasi. Vale per la Lombardia ma anche per le Marche, in particolare per Pesaro. La gente, i cittadini sono preoccupati di fronte all’incedere del contagio da Covid 19. È inevitabile.
Così alcuni lettori, di fronte a un quadro piuttosto nebuloso e dal tam tam mediatico allarmistico, hanno posto legittimi quesiti che abbiamo raccolto dove si chiedono risposte alle istituzioni in genere, e più specificatamente a coloro che operano nel settore sanitario: “Ho apprezzato il sindaco di Cagli (dopo il primo caso nella città cagliese ufficializzato ieri sera ndr), tuttavia che dobbiamo stare a casa si è capito, ma l’organizzazione degli eventuali interventi no”, scrive una cittadina. “Se non ci sono più posti in terapia intensiva in caso di necessità dove ci portano? E poi sanno garantirci tutte le cure appropriate? Di ventilatori polmonari quanti ne abbiamo? In caso di ospedalizzazione per altri motivi siamo ugualmente garantiti? O rischiamo pure il contagio? Asur Marche deve rispondere a questi dubbi in maniera inequivocabile e trasparente. Non basta dire ‘state a casa’!”. Sono le domande di un’altra cittadina. E ancora: “Abbiamo ambulanze sufficienti? Abbiamo personale parasanitario o sanitario che sappia intubare? Abbiamo un numero che raccorda i medici di base? Con registrazioni come al 118? Possiamo provvedere a implementare strumenti utili alla cittadinanza o ci affidiamo al fato? Io ho sentito solo la storia della zona arancione. Continuo: si può organizzare un trasporto assistito che trasferisca a Branca (ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino ndr) i cittadini del nostro comune (Cantiano ndr) bisognosi di cure?”. Altre due testimonianze raccolte in coda ad un supermercato della zona: “Doveroso rispondere senza esitare alle direttive che ci vengono diffuse… Stare a casa, evitare contatti eccetera… Ma basterà? Sento raccontare dai media di strutture ospedaliere al collasso anche nelle nostre zone. Visto che i contagi aumentano, abbiamo in dotazione strumenti e mezzi per almeno arginare il problema o si naviga a vista?”. In conclusione: “Ho anziani in casa, temo per loro. Cerco di seguire al dettaglio tutto quello che le istituzioni ci chiedono, ma il numero crescente di casi mi fa paura. L’attuale sistema sanitario sarà in grado di reggere l’urto?”. Queste in sintesi alcune delle domande che la gente si pone chiamando in causa Regione, Azienda ospedaliera e Comuni per avere risposte. In coro poi un grazie a medici, infermieri e operatori sanitari… “Siete impegnati 24 ore al giorno e sempre in prima linea per fronteggiare il dramma che sta vivendo il nostro Paese. Una testimonianza commovente di attaccamento al lavoro e di enorme sensibilità civica“.






















