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Non avremmo mai immaginato fino a poco tempo fa, di trovarci di fronte ad una situazione così paradossale come quella che stiamo vivendo e scrivere queste cose. La Turba ha diversi punti deboli, siamo sinceri, ma il “punto” cardine, quello determinante per la messa in scena è stato sempre quello economico. Il tallone d’Achille che ha obbligato negli anni ’60 ad edizioni alterne; prima ancora a determinare un lungo stop, era stata solo la guerra. L’aspetto economico è un qualcosa che ci accomuna ad altre realtà simili, alcune delle quali hanno di fatto “istituzionalizzato” una cadenza biennale, triennale, quinquennale o addirittura oltre. Negli ultimi cinquant’anni per fronteggiare questa esigenza, tutti i consigli che si sono succeduti, hanno tirato fuori, se non del proprio, le più svariate idee ed iniziative sostenute poi da tutti i soci. Si pensi, in proposito, a quanto realizzato sotto la guida di Angradi Antonio, di Aloisi Sergio ed anche negli ultimi anni. Importanti contribuzioni pubbliche, il costante impegno dell’Amministrazione comunale, quello degli associati, le feste più disparate, contributi esterni ed altro ancora, hanno sempre consentito non solo di realizzare puntualmente questo nostro evento identitario, ma anche una serie di investimenti in strutture, costumi, promozione, e tante iniziative che sarebbe oltremodo superfluo e noioso elencare.

Un anno fa di questi tempi eravamo mobilitati, come sempre, nel mettere a punto una edizione importante della Turba, quella del 2019. Lo scorso anno, infatti, il 13 aprile ad una settimana dalla Turba, avveniva l’inaugurazione del museo ad essa dedicato. Un appuntamento unico non solo per Cantiano, ma per l’intero circuito delle sacre rappresentazioni italiane. Un fatto che ha avuto una ampiezza mediatica notevole e le aspettative non furono deluse. Nella sala multimediale gremita di gente sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente della Regione, il Vescovo di Gubbio, il Presidente di Europassione Italia, con la troupe di Rai Tre a immortalare l’avvenimento. Di lì a pochi giorni una edizione della Turba all’altezza delle nostre capacità, sempre emozionante e coinvolgente. Oggi tutto questo è già un lontano ricordo, un ricordo da “ri”vivere, ma anche dal quale necessariamente “ri”partire.

Qualche sera fa ho guardato con mia figlia il film la Spada nella Roccia. Ad un certo punto avviene uno scontro fra maghi: Merlino da una parte e Magò dall’altra. La sfida fatta di continue trasformazioni in animali, veri o fantastici, termina quando Merlino, dopo l’ennesimo colpo basso di Magò, si trasforma in un qualcosa di invisibile che provoca nella rivale un effetto devastante: sono un germe di una malattia molto rara dice Merlino dall’interno del corpo di Magò! Merlino colpisce Magò e vince, anche se alla fine, dopo un brutto spavento, la salva. Non ho potuto non pensare alla situazione attuale!

Come associazione abbiamo sperato fino all’ultimo di poter testimoniare questo evento, questo sentimento: per noi, per le tante persone che attendevano questa giornata, per il paese, per far entusiasmare ancora i nostri figli. Tuttavia la realtà ci mette di fronte ad una situazione drammatica, con rigide disposizioni da rispettare, per il nostro bene e quello altrui. Riusciremo comunque a collocare la Croce di scena in piazza come simbolo della Turba, ma anche della sofferenza di un intero paese. Una croce sola e abbandonata come lo fu Gesù Cristo al Golgota!

La sera del Venerdì santo poi, sui ruderi della rocca, l’altra Croce si illuminerà di rosso e così rimarrà in attesa della Pasqua. La Turba, pur importante, adesso può attendere. Più importante sarà ricostruire il paese dalle macerie lasciate, ricomporre un tessuto economico distrutto, una società smembrata nelle sue quotidiane connessioni che sono la linfa di cui la stessa Turba si nutre; ed anche in questo caso, come nella Turba, dovremmo essere noi i protagonisti. Starà a noi vincere la paura di stare insieme, infondere nuova energia, accendere quella luce bianca della Croce e “risorgere”; fare tesoro delle cose buone che il ritiro forzato ci ha fatto riscoprire, non ultimi il senso del sacrificio e della solidarietà, perché il prossimo anno il popolo della Turba dovrà tornare, e siamo sicuri ci sarà e si farà trovare pronto.

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Essendo trascorsi i tre anni di mandato previsti, questo è anche il saluto del sottoscritto e dei consiglieri attualmente in carica. I nuovi responsabili che verranno troveranno una “macchina” ben rodata nei suoi meccanismi, tanto aiuto dalle persone più disparate e molto rispetto fuori del paese. Come tutte le cose che il tempo logora, ha però bisogno di qualche lifting, nuovi impulsi e forse una diversa strutturazione dal punto di vista gestionale, poiché i settori da seguire sono aumentati rispetto al passato.

Ringraziamo veramente tutti senza distinzione alcuna per la stima e gli aiuti ricevuti che ci hanno permesso di raggiungere i risultati a tutti noti; certo avremmo preferito chiudere in maniera ben diversa, ma adesso affrontiamo e risolviamo questo problema, il resto a tempo debito.

Grazie e buona Pasqua a tutti.

Il presidente Maurizio Tanfulli

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