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Siamo assolutamente in linea con la posizione critica dei vescovi italiani sui contenuti del DPCM sulla fase 2 circa la riapertura delle funzioni religiose. Quanto espresso dalla CEI, con parole pacate e rispettose, ma allo stesso nette e severe, ci trova in completa sintonia, poiché riteniamo incomprensibile che in tutto questo tempo trascorso in quarantena, non si sia trovato modo di regolare un ritorno responsabile all’esercizio della libertà di culto. È paradossale che si possa tornare in fabbriche e uffici, entrare in negozi di ogni genere e tipo, frequentare parchi e giardini, ma non recarsi alla messa domenicale. Insomma all’imperdonabile ritardo della ripresa delle attività economiche e sociali, si aggiunge una dolorosa miopia spirituale del governo, che ignora anche i bisogni dell’anima. Pensiamo nello specifico alla provincia di Pesaro-Urbino, i cui fedeli sono evidentemente lacerati da drammatiche perdite (quasi 500 funerali senza nemmeno i parenti stretti dei defunti) e ulteriormente privati persino del diritto di praticare la propria fede partecipando alle funzioni religiose. Riteniamo che si tratti di una vera e propria ingiustizia, in un paese come il nostro che che è il cuore pulsante del Cattolicesimo, il cui ruolo nella società resta cardine imprescindibile di cultura e tradizioni. Ancora una volta assistiamo allibiti all’incapacità dell’esecutivo di dare risposte rapide e concrete alle esigenze dei cittadini, ci viene il sospetto che in questo caso i ritardi non siano pura incapacità, bensì ritrosia se non avversione ideologica, tipica di alcune componenti della maggioranza. Chiediamo al presidente Conte di accogliere immediatamente l’appello dei Vescovi italiani, perché le divergenze nel suo governo fanno sorridere molto meno delle dispute tra Don Camillo e Peppone, aggiungendo al danno ulteriore beffa.
da Lega Pesaro-Urbino

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