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FOSSOMBRONE Presentato a porte chiuse a Fossombrone il restauro della vetrata policroma della chiesa barocca di San Filippo «la cui abside evidenzia tratti comuni con il baldacchino e la cattedra di San Pietro ad opera del Bernini nella basilica omonima di Roma» ha sottolineato l’architetto Marco Luzi direttore onorario dei beni culturali della cittadina metaurense. E’ tornato ad illuminarsi «quel buco nero creatosi nel corso della seconda guerra mondiale. Potrebbe essere stata una scheggia nel corso di un bombardamento ad avere danneggiato la vetrata poi coperto dall’esterno con una tamponatura in muratura. Fatto è che il restauro ha consentito di ridare alla chiesa una fuga prospettica nuova rispetto a prima, la stessa che era stata studiata in origine  essendo il barocco il prodotto di un concorso di tutte le arti». L’intervento del Comune, deliberato un anno fa per un importo di 38mila euro, compreso il rifacimento dei serramenti e dei tendaggi «ha ridato al manufatto il suo antico splendore ed è per noi un grande orgoglio avere portato a termine l’intervento» ha sottolineato l’assessora Gloria Mei che si è detta «commossa per vivere questo momento significativo pur se maturato in un contesto generale difficile per tutti. Ma quella luce che filtra di nuovo deve essere un segno di speranza e uno stimolo a guardare avanti». Il direttore della Confcommercio Amerigo Varotti nel corso delle interviste televisive ha sottolineato che «si tratta di un restauro che dà lustro alla chiesa sempre più richiamo turistico per l’Itinerario della Bellezza nell’ambito della convenzione con il Comune per promuovere il turismo che si sta confermando sempre più di prossimità». Il saluto iniziale di benvenuto è stato porto dal sindaco Gabriele Bonci che ha rimarcato la ricchezza dei beni culturali forsempronesi. Le annotazioni storiche sono avvincenti. «La chiesa fu eretta fra il 1608 e il 1613 a spese della comunità locale come ringraziamento per la nascita di Federico Ubaldo, il sospirato erede dell’ultimo duca di Urbino Francesco Maria Della Rovere. Dedicata inizialmente ai Cinque Santi Martiri, fu poi affidata ai Padri Filippini che provvidero ad ampliarla e ad arricchirla di un’esuberante decorazione a stucco: statue, cornici, membrature, fregi, dovuta in parte al noto plasticatore Tommaso Amantini di Urbania (1625-1675)». L’assessora Mei ha sottolineato che tutte le strutture museali cittadine sono state predisposte al meglio per ospitare turisti e visitatori.

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