Il sopralluogo dell’assessore regionale alla sanità Saltamartini nei locali vuoti dell’ex divisione di medicina dell’ospedale di comunità di Fossombrone sarà utile per stabilire se sono idonei ad ospitare i malati post acuti Covid. In quel caso, rispetto alla prima ondata dell’emergenza sanitaria, per la struttura forsempronese possono rimanere funzionali i posti di lungodegenza e di riabilitazione. Romeo Magnoni, direttore dell’Area Vasta, nella lettera inoltrata all’assessore sottolinea tra l’altro che «bisogna tener conto di molti fattori per il ricovero di pazienti Covid quali la presenza di ingressi separati, il ritiro dei rifiuti, locali aggiuntivi idonei per le procedure di vestizione e svestizione del personale, l’installazione di sistemi di apertura elettronica dei locali così da prevenire il rischio di eventuali accessi impropri accidentali. Tutti elementi indispensabili per garantire la tutela dei pazienti non Covid presenti in struttura, del personale sanitario dedicato sia al reparto Covid che agli altri reparti e servizi presenti, sia di quello delle ditte dei servizi esternalizzati che operano presso l’ospedale di comunità». Il direttore dell’Area Vasta 1 aggiunge che tutti gli elementi richiesti «hanno determinato l’individuazione degli spazi delle cure intermedie e della riabilitazione estensiva quali quelli più idonei dal punto di vista sanitario-organizzativo e di sicurezza per accogliere i pazienti Covi positivi in via temporanea e per il periodo strettamente necessario per fronteggiare l’emergenza nella scorsa primavera. I locali, sebbene presentassero le migliori caratteristiche sono stati tuttavia oggetto di lavori utili a creare le opportune zone filtro, le chiusure elettroniche e quanto altro indispensabile a garantire la sicurezza e l’operatività di tali posti letto dedicati al Covid, i cui costi aggiuntivi sostenuti sono stati pari a 26mila euro». Per quanto riguarda gli spazi indicati dal consigliere regionale Giacomo Rossi, dopo che lo stesso aveva effettuato un primo sopralluogo, «oltre a non essere più in parte disponibili in quanto occupati da ambulatori e a non avere due vie d’ accesso, comporterebbe non solo eseguire ulteriori lavori rispetto a quelli già eseguiti, ma richiederebbe un intervento più importante per un complessivo riadeguamento delle stanze di degenza alle nuove norme sull’accreditamento con investimento di ulteriori risorse economiche e non assicurerebbe lo stesso livello di rispetto della sicurezza degli operatori e dei pazienti restringendo di molto il numero dei posti letto attivabili e rendendo necessario il reclutamento di nuovo personale da dedicare ai posti letto aggiuntivi». Una sorta di doccia fredda maturata ieri nel corso dei lavori consiliari in Regione almeno rispetto all’ottimismo che aveva caratterizzato l’impegno di Giacomo Rossi il quale si é limitato ad invitare l’assessore a portarsi sul posto per ulteriori verifiche. Riutilizzare i posti vuoti dell’ex medicina significherebbe molto altro in più, a prescindere dall’emergenza in atto, per il futuro dell’ospedale.





















