“La passione per l’arte – rivela l’architetto Gabriele Polverari – è sempre stata in me, fin dalla giovane età. Seguivo mio cognato, il noto acquarellista Franco Fiorucci, quando dipingeva. Da lui ho appreso molte cose”.
Hai anche la fama di scopritore di opere antiche? “Sono riuscito a far riemergere e portare all’attenzione diversi siti storico-archeologici. È del 1995 la pubblicazione della Provincia di Pesaro e Urbino e del Comune di Mombaroccio della mia tesi su L’Ingresso Fortificato di Mombaroccio. Nel 1996 in seguito ad una mia ricerca storica riportai alla luce la grotta Ipogeo di Piagge. Fu una scoperta di grande importanza storica ed archeologica: un luogo di culto Paleocristiano dall’impianto perfettamente basilicale, esempio unico per ora, di basilica rupestre a livello simbolico. Più tardi è stata la volta della grotta Cinquecentesca di Barchi, attribuita al noto architetto e ingegnere militare Filippo Terzi. È del 2018 la ricostruzione grafica completa con il volto ritrovato dal custode del giardino, della scultura dedicata al Dio Metauro a Fossombrone, ma ancora in attesa di restauro. Nel 2017, a Saltara, portai a conoscenza un basso rilievo raffigurante la Madonna in pietra arenaria del Seicento, che purtroppo è ancora in stato di degrado ed avrebbe urgente bisogno di restauro con una dignitosa collocazione. Come poi non parlare della Chiesetta del Sacramento di San Giorgio di Pesaro intitolata a Santa Filomena raro esempio con unica navata e due absidi semicircolari contrapposte, attualmente si trova in completo stato di abbandono!”.
Risaputa è anche la tua attenzione al territorio? “Mi sono sempre speso con tante azioni alla promozione del mio territorio, perché amo viverci e ne sono orgoglioso delle sue bellezze, nonché delle sue potenzialità, che secondo il mio modesto parere potrebbero essere meglio sfruttate. Dopo la scoperta dell’Ipogeo ebbi un incarico dall’allora amministrazione comunale per la stesura di un volume. Insieme agli architetti Gianni Volpe e Valentina Radi, pubblicammo il libro Piagge sull’Ipogeo e sulla storia del territorio. Successivamente ricoprii l’incarico di direttore artistico alla ricostituita pro loco di Piagge. Iniziammo a svolgere diverse attività come ArteinScena che consisteva nell’esporre, lungo il centro storico l’arte in tutte le varie forme: una settimana di spettacoli, teatro, poesia, pittura, scultura e fotografia”.
Anche l’associazione culturale ProArt è una tua creatura? “Si, è nata da una mia idea nel 2016 condivisa con l’artista Fabio Luzzi, in cui successivamente abbiamo coinvolto altri artisti; attualmente conta molti associati provenienti da varie parti. La ProArt ha al suo attivo 36 mostre e 10 convegni nella Sala Ipogeo, 5 edizioni di Artesia. Diverse anche le manifestazioni fuori dal territorio comunale, sei delle quali, finalizzate alla solidarietà con raccolta fondi per le popolazioni colpite dal terremoto. Recente è il sostegno alla protezione civile per la lotta al Covid, tramite un ricavato ottenuto dalle opere donate dagli artisti”.
Come è nata l’idea del museo a cielo aperto? “Durante la prima edizione dell’Estemporanea Terre di Lubacaria del 2017 organizzata dalla ProArt a tema Il Paesaggio Agreste, con l’intento di valorizzare l’antico percorso che collegava il castello di Piagge a quello di Lubacaria. In quell’occasione gli artisti Alceo Pucci e Sauro Tonucci ebbero l’intuizione di ricavare una spettacolare scultura dal titolo Maternità lavorando su una grande quercia abbattuta da un fulmine. Quindi il sottoscritto con Mario Sorcinelli, abbiamo realizzato un murales Scene Agresti, il primo di Terre Roveresche, nella parete di un capanno appartenente alla casa colonica sita lungo il percorso artistico di proprietà di mio zio Orlando Polverari, in memoria del quale è stato dedicato il museo a cielo aperto Terre di Lubacaria inaugurato il 9 settembre 2018. In seguito altri artisti hanno collaborato realizzando sculture e murales, mentre altri provenienti anche da fuori regione hanno donato sculture per il museo che attualmente ospita una trentina di opere. È uno dei pochi in tutto il territorio regionale. Attualmente stiamo realizzando l’illuminazione del museo tramite pannelli solari, per renderlo visitabile anche in notturna”.






















