Il monumento in cima al monte Petrano dedicato a Michele Scarponi e a tutti i ciclisti vittime di incidenti stradali
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Torna su un argomento a lui molto caro il consigliere comunale di Cagli Paolo Viti, ovvero la sicurezza sulle strade per i tanti ciclisti che le percorrono nel nostro territorio.

Il capogruppo de ‘Il Futuro in Comune’ Paolo Viti

È intollerabile la morte di 44 ciclisti sulla strada nel primo trimestre del 2021, come sono imbarazzanti ed ingiustificabili questi ulteriori dati che vi riporto. Negli ultimi 4 anni dobbiamo purtroppo rilevare che non è cambiato molto. Il bilancio annuale delle vittime è anzi salito: 219 nel 2018, 253 nel 2019, ancora non ufficiali i dati 2020 e 44 nei primi 3 mesi del 2021, numero superiore a quelli di pari periodo degli anni precedenti. É una strage senza fine che mina la civile convivenza e dalle nefaste ricadute non solo per le vite spezzate e il dolore dei cari, ma anche sulla qualità della vita delle nostre città, la salute generale, lo sport e l’economia legata al turismo. Torno sull’argomento dopo la morte della giovane Silvia Piccini, friulana di 17 anni promessa del ciclismo italiano, ricollegandomi alla morte di Michele Scarponi avvenuta 4 anni fa sempre per analoghe circostanze, nello svolgimento del suo lavoro. La loro vita è stata stroncata per un incidente stradale, mentre facevano la cosa che più gli piaceva: andare in bicicletta. Il discorso vale per tutti i ciclisti vittime della strada che a vario titolo la percorrono per lavoro, per comodità o per piacere. In questi quattro anni dobbiamo purtroppo rilevare che non è cambiato molto perché in troppi casi manca quella maggior sicurezza nelle nostre strade, perché orfane di una vera cultura del rispetto. Sono state introdotte sanzioni importanti che dovrebbero portare a ragionamenti diversi, non fosse altro per i reati a carico dei patentati coinvolti, non privi di complicazioni pesanti in ogni ambito legale e personale. Solo la cultura del rispetto ed una sana prudenza potranno portare effettivi benefici in termini di sicurezza, soprattutto pensando all’aumento dei ciclisti che negli anni futuri percorreranno le nostre strade ed i nostri territori. Questo sarà un dato certo, con persone magari inizialmente non del tutto preparate o abituate a ciò. La maggior densità di ciclisti, dovrà necessariamente indurre ognuno di noi ad un rispetto vitale per tutti, riflettendo costantemente sulla posizione di debolezza fisica con cui tutti i ciclisti si accingono ad occupare le strade. Non pensiamo sempre solo ai ciclisti con le bici da corsa, ma a tutti coloro che utilizzano la bici con tanti altri scopi e finalità, anche per la sola necessità di spostarsi. Pensiamo ad un mondo migliore, più pulito e meno inquinante, grazie ad un uso diverso delle due ruote, scenario di cui abbiamo grandissimo bisogno. Ben vengono gli impegni da parte della Polizia stradale, dei Carabinieri e di ogni corpo soggetto al controllo delle strade di adoperarsi per una maggior prevenzione, con anche una maggior severità nei confronti di tutti, ciclisti compresi. In queste nostre zone deputate ad una crescita turistica nel settore ciclistico, con una offerta crescente di percorsi nuovi e così vogliose di mettersi in mostra a favore di un turismo sostenibile orientato sia alla bici muscolare o assistita, occorre creare vere e proprie oasi di cultura e rispetto, veicolando l’essere un’arma vincente da far trasparire, dove il ciclista possa sentirsi protetto. Il monumento posto in cima al Monte Petrano a ricordo di Michele Scarponi ed a tutte le vittime della strada, sia da monito e da riflessione per creare un mondo migliore, con un rispetto vero e tangibile verso gli altri ed anche per noi stessi. Nei nostri territori, tutti i ciclisti siano oggetto delle nostre attenzioni, segno di rispetto e di cura. Prudenza, calma e tanta serenità per l’incolumità e la protezione di tutti.”

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