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Sulla stessa lunghezza d’onda si erano espressi in una nota che abbiamo riportato qualche settimana fa il sindaco di Cagli  Alberto Alessandri e l’assessora all’ambiente Simona Palazzetti

“Assurdo buttare acqua oligominerale nel fiume per poi potabilizzarla a valle con litri e litri che inesorabilmente evaporano. Una modalità non più sostenibile e comprensibile“. Sono le parole del sindaco di Cantiano Alessandro Piccini riguardo la preoccupante emergenza idrica e la classica apertura del pozzo del Burano. “Una posizione chiara già ribadita nella seduta del consiglio comunale del 30 luglio e in occasione dei recenti incontri di Assemblea di Ambito territoriale ottimale AAto e nelle sedute del Comitato Provinciale della Protezione Civile. La percezione è che si stia trattando in maniera emergenziale un qualche cosa che di fatto non è più emergenziale in quanto si ripete con costanza negli anni – aggiunge il sindaco – ovvero la difficoltà di approvvigionamento idrico del sistema acquedottistico provinciale fatto all’85% da acque di superficie e che, chiaramente va in crisi quando non piove. L’acqua è un bene comune, è ovvio che non sia di nostra proprietà e all’occorrenza va gestita come bene comune, ma non è pensabile che l’apertura del pozzo del Burano, come si sta facendo, possa risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico. Abbiamo visto quanto le ordinanze dei divieti di utilizzo dell’acqua al di fuori delle necessità e la riduzione dei prelievi da parte del gestore non incidano nella risoluzione della questione, e allora ecco che si apre il pozzo come unica soluzione. Non può essere così. Di fronte a questa anomalia mi rivolgo (e già mi sono rivolto) alla politica che deve attuare una pianificazione seria, concreta per arrivare a una soluzione. È arrivato il momento delle scelte che impatteranno sul futuro delle generazioni, scelte che devono essere guidate dalla scienza, dai dati, dall’oggettività delle questioni perché se, come è stato fatto finora, la risposta all’emergenza idrica è semplicemente l’attingimento dalle acque di profondità, dico che non ci siamo. E, più in generale, sulla questione acque di profondità e acque di superfice, è la scienza che deve dare risposte e dire quale strada sia la più conveniente. Mi farò portavoce nelle sedi politiche affinché passata l’attuale criticità, non si torni l’anno prossimo a cadere dalle nuvole di fronte al riproporsi della problematica. E allora ecco che occorre unire tutta una serie di azioni, non la singola azione, per arrivare alla soluzione del problema. Abbiamo già portato a casa dei risultati rispetto al 2017, anno dell’ultima emergenza idrica, come il fatto di disporre di un pozzo di profondità in più, quello di Sant’Anna che eroga 150 litri al secondo di acqua aggiuntiva al sistema acquedottistico. Penso al progetto della pulizia del bacino del Furlo che sta diventando esecutivo, a lavorare seriamente per ovviare alle perdite esistenti sulle reti idriche. Mettere tutte queste cose insieme rappresenta la strada da percorrere”. Sulla stessa lunghezza d’onda si erano espressi qualche settimana fa in una nota che abbiamo riportato, il sindaco di Cagli  Alberto Alessandri e l’assessore all’ambiente Simona Palazzetti. 

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