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Quintali e quintali di pesce sono a rischio nei torrenti dell’Appennino pesarese, ormai prosciugati in diversi punti.

I volontari della Fipsas, Federazione della pesca e delle attività subacquee, hanno già effettuato tre interventi per evitare morie di massa in altrettante zone critiche di Bosso, Burano e Biscubio, ma la spia rossa è accesa un po’ ovunque nella fascia montana della nostra provincia a causa della prolungata siccità e delle temperature africane. Nei corsi d’acqua ne fanno le spese soprattutto gli avannotti, ma anche gli esemplari più adulti hanno iniziato a morire per asfissia.

Durante le tre uscite degli ultimi giorni i volontari Fipsas sono riusciti a salvare circa un quintale di pesci, che stavano cercando scampo nelle ultime pozze d’acqua. Trote, barbi e cavedani sono stati recuperati grazie all’elettro-storditore, tenuti in vita in vasche dotate di ossigenazione e infine rilasciati in vicini tratti di torrente, dove il livello dell’acqua sia ancora accettabile.

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Guidata da Diego Tontini, la squadra Fipsas (composta ogni volta da cinque-sei volontari) ha dunque già operato nel torrente Bosso a Pianello di Cagli, in questo caso insieme ad Arci ed Enal Pesca, nel Burano a Cantiano e nel Biscubio ad Apecchio.

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