
Ricorre oggi il 59° anniversario dalla tragica morte di Enrico Mattei, nostro illustre concittadino, scomparso il 27 ottobre 1962 in un misterioso incidente aereo nei pressi di Bascapè. Lo ricordiamo, non solo per la sua grande azione manageriale, come fondatore di Eni, ma anche per la sua spiccata umanità, per il coraggio e tenacia alle quali devono molto sia i marchigiani che l’Italia intera. Il 4 febbraio del 1962 , l’Università di Urbino gli conferì la Laurea Honoris Causa in Economia e Commercio. Nel pomeriggio passò in Acqualagna a trovare gli amici di un tempo. Il 4 Novembre 1962, l’Eco, che era l’Organo dell’associazione studentesca di Acqualagna , pubblicò un articolo, a ricordo di quella magnifica giornata.
Il titolo dell’articolo , che qui vi ripropongo, era “Aveva un sorriso felice”.
AVEVA UN SORRISO FELICE
Fu nel tardo pomeriggio del 4 febbraio di quest’anno che Mattei venne per l’ultima volta i ad Acqualagna, il paese che gli aveva dato i natali 56 anni fa. Tutti lo aspettavano per dargli il benvenuto, per dirgli che erano felici che fosse di nuovo fra loro per fargli sentire che il vecchio affetto era ancora vivo ed immutato. Un folto gruppo di persone lo attendeva all’entrata del paese; volevano vedere “lui”, il grande Mattei, colui che un giornale americano aveva definito “l’italiano più grande dopo Augusto”…. (un acqualagnese definito l’italiano più grande dopo Augusto, l’imperatore romano…). I primi a salutarlo furono i suoi compagni di scuola, gli amici della sua infanzia: i Cencioni, Fiorani, Rossi, Foghetti…
In quel momento non era più l’onorevole Mattei e neppure il presidente del più grande complesso industriale italiano, ma era un acqualagnese che commosso ritornava nei luoghi della sua fanciullezza. Era una visita privata il cui scopo era quello di rivedere il piccolo fiume presso le cui sponde aveva passato lunghissime ore a pescare, l’orto della parrocchia in cui spessissime volte si era recato a fare merenda con Enrico Fiorani: l’amico suo più caro. Si ricordava di tutti e per tutti aveva un saluto e un sorriso affettuoso. “Salve Rossi – esclamò incontrando il box – ho saputo che siete andato in pensione, e quando si trovò con Andrea Cencioni “ti ricordi quando giocando a nascondino ti feci cadere addosso una fascina e tu mi desti un pugno?”. Era sorprendente il modo in cui ricordava i particolari di episodi accaduti tanto tempo prima. Nel municipio, nel teatro, nella scuola materna intitolata a sua madre, Angela Galvani, e nella chiesa parrocchiale egli poté rivivere tanti momenti felici attorniato da coloro che avevano seguito sui giornali la sua incredibile avventura. Poi con lo stesso sorriso con cui ci aveva salutato al suo arrivo egli se ne andò gridandoci il suo arrivederci (che fu purtroppo un addio). È con tale luminoso sorriso che Acqualagna ricorderà per sempre il suo figlio più grande, la sua gloria più alta.
Il sindaco Luca Lisi






















