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NELL’ULTIMO NUMERO DI NON SOLO FLAMINIA – DICEMBRE 2021
Attacchi a bestiame, cani e gatti. Parlano naturalisti, cacciatori e agricoltori
Il signore dell’Appennino è ormai arrivato all’Adriatico. Il lupo è in forte crescita demografica e l’aumento della popolazione lo spinge verso la costa alla ricerca di nuovi territori per la caccia, sulle tracce delle sue prede preferite come il cinghiale e il capriolo. “L’istituto Ispra – argomenta il naturalista fanese Cristian Gori – stima che in Italia vivessero tra i 1.500 e i 3.000 esemplari nel periodo compreso fra il 2012 e il 2016. Qualche anno prima, dal 2008 al 2011, si ipotizzavano dagli 800 ai 1.100 esemplari. Prevedibile di conseguenza che i dati successivi evidenzieranno un’ulteriore crescita”. Si moltiplicano dunque gli avvistamenti a ridosso dei centri urbani, tanto nel Fanese quanto nel Pesarese, e il terrore degli allevatori è avvertito come una minaccia anche da chi, nelle zone più periferiche delle città, abbia animali da compagnia. Il lupo non disdegna infatti di inserire nella dieta sia i cani sia i gatti. È proprio questo suo comportamento alimentare, peraltro noto da più tempo a chi abiti nelle aree interne, un motivo dell’attuale preoccupazione riguardo al predatore Alfa delle nostre zone. “È un animale protetto – afferma l’assessore regionale Stefano Aguzzi, appassionato cacciatore – ed è quindi da preservare. Nel caso di danni agli allevamenti di bestiame bisogna agire con ristori economici ma, cosa mai registrata prima d’ora, si stanno verificando attacchi continui a gatti e cani. A casa mia ho rinforzato il recinto, mettendo una copertura per evitare che i lupi ci saltino dentro. Bisognerebbe trovare strumenti di dissuasione”. E dire che cinquant’anni fa il lupo sembrava avere imboccato la china dell’estinzione: una specifica politica di tutela gli ha permesso di invertire la tendenza. Le reazioni al moltiplicarsi degli avvistamenti hanno indotto Lupus in Fabula a mettere nero su bianco alcuni consigli per evitare “forme di allarmismo ingiustificato”. “I lupi – ha specificato l’associazione ambientalista – predano animali di allevamento o di compagnia e, se non trovano di meglio, mangiano anche i rifiuti organici. Non bisogna permettere al proprio cane di girovagare senza sorvegliarlo, mai abbandonare cibo vicino alle abitazioni. Di notte è consigliabile tenere cani e gatti in casa oppure in un recinto anti-lupo. È bene inoltre ricordare che in Italia da almeno un secolo non si registrano attacchi agli esseri umani: il lupo ha paura dell’uomo e quando lo si incontra, quasi sempre scappa. Ma se per qualche ragione dovesse avvicinarsi a pochi metri, magari perché attratto dal cane, bisogna semplicemente spaventarlo, gridando, alzando le braccia o anche tirando un sasso oppure un bastone”.
Di Sante (Coldiretti)
“È palese lo squilibrio nella gestione
della fauna selvatica
Urge intervenire”
Tommaso Di Sante, di Coldiretti, sostiene che i danni provocati dalla fauna selvatica non siano più sostenibili dalle imprese del settore agricolo, soprattutto “dopo gli aumenti delle materie prime”. “Tra l’altro – prosegue – si chiede agli operatori di avere attenzione verso il benessere degli animali, che quindi sono portati al pascolo, salvo scoprire poi che il vitellino è stato sbranato dal lupo. Il rimborso regionale copre a malapena il costo per lo smaltimento delle carcasse e se non si difende il reddito degli allevatori, si rischia di perdere il presidio delle aree più esposte al rischio del dissesto. I danni provocati dai lupi alle aziende agricole, come quelli dei cinghiali, dei caprioli, degli istrici, delle nutrie, degli storni o dei piccioni dimostrano un evidente squilibrio nella gestione della fauna selvatica, su cui è indispensabile intervenire”.






















