Tre faglie del Candigliano nel sito dell’invaso (fonte Hike, European Fault Batabase)
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URBANIA Il sito individuato nel Comune di Apecchio per il grande invaso di cui si è parlato anche nella recente riunione dell’Ato «sorge in un’area sismica» osserva il Gruppo Acqua di Urbani. «E manco a farlo apposta anche ieri mattina si è registrata una nuova scossa tellurica come documentato dall’Igv nella cui nota testualmente si legge che alle ore 4.23, è stato registrato un sisma di magnitudo ML 2.3 ad Apecchio, con coordinate geografiche (lat. lon.) 43.571, 12.391 ad una profondità di 8 km. Il terremoto di oggi con epicentro di Apecchio è stato avvertito in diverse zone del pesarese, ma anche nella provincia di Arezzo. Stesso fenomeno si era verificato il 15 settembre con magnitudo 2,9». Il documento redatto dallo stesso gruppo annota un altro dato da non sottovalutare. «Si tratta di una zona franosa come riportato nelle cartine Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr) in quanto i terreni sono composti da marne e arenarie». E non finisce qui perché «la portata dell’acqua nei periodi estivi per molti mesi è inesistente e per la maggior parte in subalveo; si dovranno abbattere migliaia di alberi vincolati; se tutto va bene l’acqua nei nostri rubinetti arriverà nel 2040/3; il costo stimato è di 140 milioni di euro; nel giro di pochi anni l’invaso sarà riempito di materiale litoide come succede in quanto fenomeno naturale per gli invasi esistenti; le operazioni di pulizia comportano spese ingenti né si capisce quale destinazione viene riservata ai fanghi». La conclusione che il Gruppo Acqua sottolinea ancora una volta è che «l’invaso di Apecchio non va realizzato per lasciare il posto a soluzioni alternative percorribili ed ecologiche». A questo punto si tratta di puntualizzare un aspetto fondamentale. Non ci si trova di fronte ad una battaglia per stabilire chi ha ragione o torto. Piuttosto di prendere atto di osservazioni documentate che dovrebbero costituire, almeno questo è l’auspicio, argomenti di confronto per un tavolo in grado di programmare a ragione veduta. Ovvero senza preconcetti di alcun genere. In tema di acque da puntualizzare anche il concetto di “protette”. Il riferimento riguarda i pozzi del Burano e di Sant’Anna del Furlo. Se ne parla in senso lato. In quanto ad esse si ricorre, stando a quanto è accaduto fino ad oggi, in fase di emergenza idrica causa siccità. Se le informazioni sono giuste, in qualche cassetto della Regione dovrebbe esistere una proposta di legge per la tutela delle “acque protette”. Una volta certificate tali, con apposito provvedimento risulterebbero inutilizzabili per essere incanalate come si va vociferando con insistenza. Anche in questo caso le indicazioni potrebbero essere soggette a revisioni e delucidazioni. Nel contempo non si può far finta di nulla ed emerge di nuovo in tutta la sua consistenza la necessità di confronto e chiarezza. Buona cosa sarebbe aprire il nuovo anno con i migliori propositi confidando soprattutto sui sindaci ai quali sta a cuore il futuro del territorio. Una necessità inderogabile non una meteora di passaggio.

 

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