Se lo stesso consiglio di amministrazione di Aset si è riunito per approfondire la questione, significa che la divulgazione non autorizzata di dati e informazioni interne all’azienda era qualcosa di più di una semplice ipotesi. Come abbiamo già avuto modo di evidenziare, gli studi svolti dal gruppo Hera sull’aggregazione di Aset in Marche Multiservizi – così come conoscibili dalla stampa, non essendo tuttora stati depositati ufficialmente – con ogni probabilità non si basavano solo su bilanci pubblicati o su altra documentazione accessibile a tutti. Se gli amministratori dell’azienda fanese hanno ritenuto di avviare una verifica, anche se con modalità vagamente grottesche, crediamo che questa debba svolgersi anche nelle sedi istituzionali, tanto più considerando che c’è in ballo non solo l’inosservanza, ma la vera e propria violazione degli indirizzi deliberati dal consiglio comunale, unico organo competente sulle grandi strategie che riguardano Aset. Non è più sostenibile tacere di fronte alla possibilità che si sia svolta per due anni una trattativa occulta e mai legittimata tra aziende, che nessuno ha finora avuto la capacità di smentire in modo convincente. A confondere ancora di più le acque, si aggiunge ora una relazione che sarebbe stata redatta dall’azienda lo scorso dicembre, non si sa su quale input, per informare soci e amministratori rispetto alle azioni utili per lo sviluppo di Aset, dove si leggerebbero giudizi di perplessità sul mantenimento della gestione in house dei servizi.
Vista l’assoluta gravità della situazione, che appare ormai fuori controllo, chiediamo al presidente Luigi Scopelliti di convocare la commissione garanzia e controllo, ora e ogni volta che emergessero nuovi risvolti, prevedendo l’audizione dei vertici di Aset e delle altre figure utili a fare finalmente chiarezza e a rendere conto alla città di quanto accaduto.
Inoltre chiediamo che il consiglio comunale di Fano possa finalmente consultare, discutere ed esprimersi sulle offerte ricevute per il digestore, a valle dell’avviso pubblico promosso dal Comune, non appena si concluda l’istruttoria tecnica. Occorre infatti mettere in sicurezza la procedura avviata su mandato della civica assise e preservarla da ogni eventuale “turbativa” nel prossimo futuro.
Tommaso Mazzanti Francesco Panaroni Giovanni Fontana






















