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TERRE ROVERESCHE «Un colpo al cuore e non esagero se dico di essermi sentito male quando ho visto la casa del museo a cielo aperto, che era stata affrescata da quattro artisti, ridotta ad un cumulo di macerie» racconta l’architetto Gabriele Polverari presidente dell’associazione ProArt di Piagge, che in quel museo ha dato vita ad un cenacolo di artisti rimasti ammutoliti. Era nell’aria che stesse succedendo qualcosa. Si era già parlato di un intervento edilizio.  «Il fatto più triste è che a nulla sono valse le nostre lettere al Comune che ha fatto finta di nulla mentre sarebbe stata molto apprezzata una sua opera di mediazione. La nostra associazione non era lì per caso, non eravamo abusivi. Il contenzioso ora prosegue in sede legale ma il più è stato perso per sempre». Aggiunge Polverari che «esistono documenti e filmati dell’inaugurazione del museo a cielo aperto, accordi erano intercorsi in passato perché potessimo intervenire in quell’area». Il timore ora è che l’azione di annientamento possa allargarsi a tutte le opere del museo. Sembra invocare qualche divinità quella statua che inerpica le braccia al cielo nella speranza che qualche tutela venga concessa chissà da quale mano provvidenziale. «Poco da aggiungere – commentano alcune persone che osservano poco più in là – questo è il refrain all’incontrario della canzone di Celentano quando in anni lontani chiedeva perchè costruivano le case distruggendo i prati. Qui si distrugge una casa, per ricostruirla ma non si salverà il prato». Clamore e tanta curiosità aveva destato la notizia dell’illuminazione notturna del museo a cielo aperto. Un piccolo grande capolavoro che ha visto al lavora un esercito di volontari a cominciare dagli artisti che hanno realizzato e donato le opere esposte: Alceo Pucci, Natalia Gasparucci, Sauro Tonucci, Michele Panicali, Fabio Luzzi, Mario Sorcinelli, Federica Bedini, Giandomenico Sandri, Sergio Saccani, Giordano Perelli, Artemio Loretelli, Fabio Falcioni, Giovanna Baldelli, Giannino Vincenzi, Gabriele Polverari, Gioia Vitali, Michele Gaggiano, Luigi Petitto, Raffaello Scianca e Giorgio Pepa. Collaboratori: Antonello Carloni, Paolo Balestrieri, Valentino Franceschelli, Graziella Minerali, Annibale Prima, Fausto Aguzzi, Franco Occhialini, Reggiano Occhialini, Raffaella Esposito, Pierluigi Vitali, Silverio Principi, Giancarlo Carnaroli, Nicholas Franceschelli, Fabio Fermi e Marco Bertini. Un museo che ha richiamato tanta gente e forse anche qualche gelosia, ipotesi quest’ultima magari impropria ma il buon senso suggerisce «mai dire mai».

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