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TERRE ROVERESCHE Nuova vita per il palazzo ducale Della Rovere di Montebello nel Municipio di Orciano. Il Comune di Terre Roveresche ha contratto un mutuo con la Cassa depositi e prestiti di 473mila euro per finanziarne l’acquisto. Una pratica iniziata nel 2018. Per il restauro interno una stima di massima parla di circa 2 milioni di euro. Un primo passo importante è stato compiuto mentre maturano diverse ipotesi sulla destinazione d’uso del manufatto una volta completato il restauro. Potrebbe diventare una struttura turistico-ricettiva ma anche contenitore di attività culturali. Comunque sarà un presidio sul territorio di sicuro riferimento. Una vera e propria riscoperta all’insegna della valorizzazione destinata a incidere non poco sulle potenzialità ambientali e culturali di un comprensorio che sta giocando una carta di qualità senza precedenti. Nelle guide storiche, con particolare riferimento ai luoghi del silenzio, viene descritto come un bel palazzo che richiama il fascino di una rocca. Il fabbricato si presenta imponente con la sua severa base scarpata che racchiude al piano terreno una serie di locali con volte a botte e portali quattrocenteschi: locali collegati fra loro da un lungo corridoio centrale e sovrastanti un seminterrato ad unico grande vano con volta pure a botte, destinato in origine ad ospitare la scuderia. Salendo al piano nobile, oltre alle tracce di un belvedere oggi tamponato, ben quattro sale conservano soffitti decorati da tempere e stucchi databili alla seconda metà del Cinquecento, attribuite le prime a Taddeo Zuccari, mentre gli stucchi riecheggiano il manierismo delle più note decorazioni di Federico Brandani a cui é forse da attribuire anche il disegno del grande camino che orna il salone maggiore. A fianco del palazzo sorge la coeva chiesa di Sant’Anna dalla caratteristica pianta ottagonale. La funzione primitiva del palazzo fu quella militare a difesa dell’abitato su cui domina con la sua struttura massiccia. Intorno alla metà del XVI secolo furono eseguiti importanti lavori di ristrutturazione, probabilmente su commissione di Antonio Stati, consigliere del duca Guidobaldo II Della Rovere, che consentirono in seguito di farne la propria residenza di reclusa volontaria dal 10 maggio 1609 al 7 giugno 1632, giorno della sua morte, a Lavinia Feltria della Rovere, figlia del suddetto duca e di Vittoria Farnese, vedova di Alfonso d’Avalos marchese del Vasto. Dati storici ed architettonici utili a comprendere al meglio la ricchezza di un palazzo che fino ad oggi, per tanti motivi, è rimasto in attesa di tempi migliori che non sono più un sogno o un’aspettativa difficile da concretizzare.

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