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La foto di gruppo con il sottosegretario Bignani, il presidente della regione  Acquaroli ed esponenti della maggioranza di governo che il 2 gennaio si sono ritrovati alla Guinza promettendo il completamento dell’unica canna esistente della galleria, ha più il sapore della propaganda che di certezze sulla effettiva messa in funzione della Galleria della Guinza. Completare una canna, che peraltro richiederà anni (3 e mezzo sono quelli indicati dallo stesso sottosegretario), risulterà inutile senza aver realizzato anche la seconda. Infatti il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha escluso qualunque percorribilità in doppio senso di marcia ed anche a senso unico alternato con semaforo. Se e quando si realizzerà la seconda galleria i lavori fatti sulla prima saranno già ammalorati e bisognerà spendere altri soldi, senza contare che in uscita esiste solo una strada di 3 metri e mezzo di larghezza e nessun progetto di sviluppo. Tra la politica delle parole e quella di un sano  pragmatismo Azione sposa come sempre la seconda e, in sintonia con quanto sostenuto dall’ing. Alberto Paccapelo (coordinatore del progetto della Fano-Grosseto per i lotti da 4 a10), propone di dirottare i fondi (150 milioni) al prolungamento della superstrada da S. Stefano di Gaifa a Bivio Borzaga (lotto 10). “La realizzazione del lotto 10 – dice Massimo Guidi già vicesindaco di Urbino – sarebbe immediatamente funzionale consentendo sia il collegamento con la Bretella per Urbino, sia con l’importante area industriale di Fermignano. La realizzazione di questo lotto della Fano-Grosseto consentirebbe di risolvere il pericoloso attraversamento del popoloso  borgo di Canavaccio e il tortuoso percorso con curve molto strette in zona S. Marino di Urbino dove se si incrociano due Tir c’è il rischio che si blocchi il traffico, come è capitato anche di recente”. Simone Favarelli, segretario provinciale di Azione sottolinea: “Ripartire dalla Guinza senza la seconda galleria e da un lotto scollegato dalla viabilità esistente sembra seguire lo sgangherato paradigma che ha segnato la storia di questa infrastruttura. Ripartiamo, al contrario, da un investimento che sia immediatamente utilizzabile dal territorio e spingiamo il governo a stanziare i fondi necessari per realizzare tutti i lotti mancanti”.

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