di Anna Maria Polidori
“… Il corso del Reno al di sotto di Magonza diventa molto più pittoresco. Il fiume discende rapidamente….Abbiamo visto molti castelli in rovina…”. Mary Shelley descrive così la città e la zona circostante nel suo capolavoro, un classico della letteratura, Frankenstein. Trasposto al cinema tante volte, raramente toccato dalla danza, questa è stata l’ultima conquista di Stephén Delattre, il geniale coreografo che ha firmato i passi di Notre-Dame de Paris del Balletto di Milano, a Cagli lo scorso 14 gennaio. Lo abbiamo risentito con piacere.
Stephén comincia raccontando l’emozione di una prima mondiale speciale.
La Delattre Company ha base a Magonza ed è qui che ho voluto la prima mondiale di Frankenstein lo scorso 13 aprile. È vero: sono moltissime le zone vicine che riconducono a questo capolavoro letterario. All’inizio del libro, capitolo 3, è menzionata Ingolstadt la città universitaria dove Victor Frankenstein studierà. A Dermstadt c’è il Castello di Frankenstein cui Mary Shelley ha tratto ispirazione per il romanzo. Quindi sì, ci sono molti intrecci. Tengo a sottolineare con orgoglio che è la prima volta che un balletto su Frankenstein vede la luce in Germania, nei luoghi che hanno ispirato l’autrice. È un grande evento.
Quali sono i punti su cui ha fatto forza?
Molti e tutti attuali: naturalmente l’ossessione della vita e della morte, l’idea di essere rifiutati per via dell’aspetto fisico diverso da quello degli altri. In questi casi le persone possono reagire in modo diverso a seconda di come sono. L’essere attratti dalle proprie ambizioni e dai propri talenti, come Victor: intelligente, ingegnoso, abile. Ama la scienza, conduce una vita creativa, sebbene la dimensione della creazione di una vita trasformi questo suo sogno in un incubo. A volte creatività ed ambizione possono portare a questi risultati.
Chi è la creatura di Victor?
Il mostro amerebbe essere accettato, amato e questo per me è il punto focale del romanzo della Shelley. Il sentimento predominante nel Mostro è quello di chiedere a tutti di essere amato. Ho voluto questo balletto su Frankenstein per spingermi ancora più lontano rispetto al precedente lavoro che ha visto la luce qui tempo fa: Alice nel Paese delle Meraviglie. Penso che Frankenstein sia molto, molto distante da Alice e che saprà rappresentare un grande contrasto con il resto del mio repertorio.
Parliamo di Victor Frankenstein
Il personaggio di Victor è intrappolato nella sua stessa ricerca: l’ossessione della vita e della morte. Per quest’uomo l’unica fissazione è la resurrezione, creare nuova vita. Questa ambizione, questo sogno che ha diventa in realtà un incubo. Rifiuta il Mostro perché si rende conto che avrebbe voluto creare vita mentre poi ha realizzato di aver creato morte. Victor si sente profondamente colpevole inoltre per quello che ha fatto, quando il mostro distruggerà tutti.
Chi è il mostro?
Il mostro che abbiamo creato è sensibile e umano ma anche bestiale e selvatico al tempo stesso: quindi c’è un netto contrasto tra quello che vediamo e quello che siamo fisicamente.
Ci sono similarità con Quasimodo di Notre-Dame…
Eh, sì, ci sono. La somiglianza c’è perché le persone evitano, scansano Quasimodo per via del suo aspetto fisico. La società lo vede in un certo modo e lo tratta così di conseguenza. Lo stesso Mostro è vittima di se stesso. Dopo tutto non aveva chiesto di nascere.
E poi, certo, non di nascere così sfigurato… Quanto c’è di Mary Shelley nella sua produzione?
Mi sono ispirato alla Shelley sebbene abbia voluto creare qualcosa di diverso in termini di intreccio. Nella mia versione a essere cieco è il babbo di Victor. Sarà lui che istruirà in una nottata il Mostro. Gli insegnerà a leggere, scrivere. Essendo cieco non ha paura, si prende cura di lui, lo copre con la sua giacca. Fuori fa freddo. Intanto il Mostro, imparando a leggere scoprirà con orrore quello che Victor, nei suoi appunti, ha scritto su di lui. Quando il Mostro scoprirà che cosa pensa Victor di ciò a cui ha dato vita, lo assalirà una grande tristezza mista a frustrazione. Il padre di Victor è cieco e come si dice: se non vediamo amiamo ancor più intensamente e facilmente!
Ma questa non è la sola nota originale del suo Frankenstein
No, infatti. Nella mia versione c’è horror, vendetta, ossessione e… amore. Ad esempio, la sorella-cugina di Victor non è così attratta da lui. Nella mia versione Victor ha una relazione con il suo amico speciale Henry. Quindi ho pensato a una ricomposizione familiare un pò differente: uomo-donna, uomo-uomo. C’è molto di questo. Non solo: nel mio balletto il Mostro violenterà Elizabeth e da questa violenza subìta, Elizabeth uscirà sul palco con un gran pancione. Questo è un grosso elemento perché se ci pensiamo bene il Mostro non è altri se non il figlio di Victor, rigettato, abbandonato. La vendetta del Mostro, così, agirà all’interno della famiglia di Victor creando un nuovo essere umano: per far ciò, il Mostro usa Elizabeth. Alla fine Victor non è romanticamente connesso con Elizabeth. Quello che è nella mente del Mostro è semplicemente questo: estendere la generazione dei Frankenstein usando il corpo di Elizabeth.
Mi spiega come viene vissuta una coreografia, Stephén?
Penso prima di tutto che sia stimolante per i ballerini, per la loro fisicità. C’è una ricerca che passa attraverso la lettura dei vari personaggi: il Mostro ad esempio sarà ritratto in un modo particolare perché non è un comune essere umano. Così vale per gli altri personaggi. Di conseguenza i ballerini fanno un lavoro ogni giorno che passa attraverso la ginnastica, la fisicità, lo sport, il teatro, la recitazione.
Per quel che riguarda la creazione del progetto, invece?
Ci ho messo in tutto due anni, ma solo quattro settimane per creare in studio. All’inizio ho letto il libro, poi ho proseguito con ricerche addizionali e ho creato il mio libretto. Infine sono passato alla parte musicale. Nel mio caso mi sono rivolto a Milko Lazar. Tutte le musiche sono originali e sono state create per il nostro balletto. È stato meraviglioso lavorare con Lazar. Dovevamo ricreare le atmosfere. Alcuni esempi: piove e cerchiamo misticismo. Oppure: la famiglia Frankenstein è triste e è al cimitero perché la mamma di Victor è morta. Ho chiesto a Lazar quello che cercavo per queste scene e per tutte le altre e ha composto le musiche. Una volta ricevute le ho messe in coreografia e poi gli ho rispedito i video e li ha riadattati, riaggiustati. C’è stato un grande, intenso processo e scambio creativo tra di noi. Una comunicazione molto chiara.
Lei ha deciso per un’altra choccante conclusione
Il mostro nel libro chiede a Victor di creargli una compagna perché vuole vivere in pace, vuole una famiglia, qualcuno che lo ami e con cui stare. Però pochi minuti dopo la creazione della ragazza che sostanzialmente è più perfetta del mostro precedentemente creato, Victor la distrugge, sentendosi in trappola nel suo stesso metodo. Ha tanto talento e proprio per questo noto in quel ragazzo un’estrema sofferenza. Una volta morta la seconda creatura, il Mostro non ha più niente da perdere. Nella mia versione prende Henry e lo uccide di fronte a Victor. I due infatti sono amanti. Quindi, il Mostro gli dirà senza troppi giri di parole: tu hai ammazzato la mia ragazza, io ammazzo il tuo ragazzo.
È molto forte…
Sì. Il messaggio è la ricerca dell’essere amati, il bisogno di essere accettati e la sofferenza di essere stati abbandonati, rigettati, rifiutati. Vita e morte. L’idea che la morte vada accettata: il non rimpiazzare nessuno in maniera artificiale. Se ci pensiamo bene nella mia versione il Mostro ricercherà sì nuova vita ma lo farà mettendo incinta Elizabeth, quindi in un modo molto più tradizionale di quello percorso da Victor. C’è naturalmente la vendetta che è un elemento intrinseco alla nostra società ma per estensione anche quello che può significare portare pace in casa, in famiglia, in un Paese.
Nuovi progetti?
Sì abbiamo una nuova premiere il 21 di aprile con Gifted 2 stavolta a Francoforte. Questo è un lavoro che ha visto impegnati come me diversi coreografi italiani. Roberto Ferrara, Francesco Gammino, Alekseij Canepa e Thomas van Linden dall’Olanda.
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