FOSSOMBRONE Quando la scuola è anche scuola di vita. Bilancio positivo del progetto didattico che ha visto impegnati gli alunni del Donati di Fossombrone e un gruppo di reclusi del carcere cittadino. In separata sede hanno letto gli stessi brani per poi confrontarsi direttamente «al fine di avvicinare gli studenti della classe terminale – spiega la professoressa Sonia Paradisi – ad una realtà dimenticata, spesso nascosta, alle persone che vivono “fuori”, per fornire loro maggior consapevolezza verso la silenziosa quotidianità, le esigenze, i sentimenti di coloro che popolano questo mondo buio». Oltremodo formativo si è rivelato «un inquadramento generale delle principali dinamiche psico-relazionali riguardanti il contesto carcerario per educare ad un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione, a tutela della persona, della collettività e dell’ambiente; per favorire l’integrazione; facilitare la comunicazione tra persone e gruppi, anche di culture e contesti diversi; per utilizzare gli strumenti culturali e metodologici per porsi con atteggiamento razionale, critico e responsabile di fronte alla realtà, ai suoi fenomeni e ai suoi problemi». Campo d’azione la psicologia applicata, la psicologia sociale, quella giuridica e relazionale. Una delle tante letture ha riguardato il libro: “Siamo qui siamo vivi” il diario ritrovato di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah, custodito per oltre settant’anni in un cassetto dalle figlie Matilde, Vittoria e Miriam. Fogli ingialliti dal tempo che si affiancano alle opere di Anna Frank ed Etty Hillesum, scritte per vincere il silenzio e testimoniare l’orrore delle persecuzioni.






















