di Anna Maria Polidori
Ieri a Cagli alle 10.30 nell’aula magna dell’Istituto “Celli” ha avuto luogo l’incontro organizzato da Rachele Saraga a capo del Movimento delle Agende Rosse di Cagli “Ora e sempre Resistenza”. Sono intervenuti gli studenti della scuola media di Cagli “Michelini Tocci” e di Cantiano. L’ospite in collegamento da casa era Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino morto in un attentato mafioso in via d’Amelio il 19 luglio 1992 a soli 57 giorni di distanza dall’attentato di Capaci che uccise Giovanni Falcone, la moglie Francesca Mordillo e gli uomini della scorta. Comincia col dire Saraga che… “È necessario diffondere cultura anti-mafiosa”.
Esordisce Salvatore: “Sono due i filoni della mia lotta personale: l’attentato a mio fratello in via d’Amelio e l’esistenza della trattativa Stato-mafia. Le mafie dovete sapere ambiscono ad essere Stato dentro lo Stato”. Ai ragazzi vien detto che è importante sempre ricordare che “Noi siamo le scelte che facciamo”. Si scusa Borsellino: “Avrei voluto tanto partecipare. Pensate che dopo la morte di mio fratello feci tutto il cammino di Santiago de Compostela in solitario portando dentro di me Paolo, manifestando la sua presenza ovunque andassi, però adesso le gambe non vanno più come una volta e debbo fare l’incontro per via telematica”. Viene chiesto a Borsellino che cosa avesse scoperto suo fratello di così temibile da accelerarne l’eliminazione a soli 57 giorni di distanza da quella di Giovanni Falcone. “La mafia sa aspettare ma in questo caso… Io sono fratello di sangue di Paolo, ma Giovanni (Falcone) e Paolo erano fratelli. Essere fratelli significa combattere per le stesse battaglie, per gli stessi sogni. Paolo sarebbe arrivato agli assassini del fratello Giovanni. Sapeva di essere un cadavere che camminava”.
Salvatore si sofferma inoltre sulle ultime sentenze emesse sulla trattativa Stato-mafia. “Non è discussa la trattativa. Solo…nel nostro codice penale non è contemplata come reato”. Una cosa però appare chiara a Borsellino: “Con la mafia non possiamo trattare”. Allora tutte le trattative sono negative?
“Ci sono trattative che possono condurre ad esiti positivi. Pensiamo ad Aldo Moro. Se lo Stato avesse trattato con le BR sarebbe stato liberato. Gli avrebbero potuto salvare la vita. Non lo fecero e così Moro venne ucciso e ritrovato dentro il bagagliaio di un’auto. Una trattativa è ammissibile qualora serva per salvare vite umane, ma… la trattativa dello Stato con la mafia che benefici ha portato? Come diciamo noi isolani, dopo Capaci e via d’Amelio, le stragi arrivarono sul Continente. A Firenze, in via dei Georgofili venne sterminata un’intera famiglia, danneggiata parte della Galleria degli Uffizi, e poi ricordiamo via Palestro a Milano o la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma. Le stragi vennero moltiplicate”.
Borsellino spiega che il fratello magistrato… “Stava indagando sulla strage di via Capaci sebbene incontrasse persone che lo ostacolavano. Era inoltre stato l’unico ad aver letto i diari scritti da Falcone in un database. Questi vennero cancellati una volta morto Giovanni, però quando cancelliamo un file in realtà lo spostiamo, lo rimuoviamo, però è possibile ritrovarlo. Sebbene alcune parti vennero sovrascritte e quindi divennero inservibili, molte pagine vennero lette da mio fratello. Quello che poi non era andato giù a Paolo era che nessuno lo avesse chiamato a testimoniare presso la procura di Caltanisetta per la morte di Falcone. Lo disse durante il suo ultimo incontro pubblico il 25 giugno: “Sono un testimone di quella strage ma nessuno vuol sapere quello che so e quello che ho scoperto”.
Il giorno della morte del giudice Borsellino sparisce la sua agenda rossa. “Sparì grazie ad un qualcuno, spiace dirlo, che indossava una divisa dello Stato. Da foto e video si vede bene quest’uomo che preleva dall’auto di mio fratello la sua borsa contenente anche l’agenda rossa. L’agenda rossa rappresenta a tutt’oggi la scatola nera di quella strage”. Arriviamo alla cattura di Matteo Messina Denaro. Rachele chiede che cosa ne pensi Borsellino. Lui offre una lettura interessante di quei giorni. “Possiamo davvero considerarlo un successo dello Stato dopo 30 anni di latitanza? Se di cattura si è trattato. A novembre qualcuno in TV aveva ipotizzato che Messina Denaro stesse seriamente male. A gennaio è stato catturato. Le catture di Riina, Brusca, furono potenti, brutali, qui invece pareva che alcune persone scortassero placidamente un signore per andare a prendere un taxi. Forse non è stata una cattura ma semplicemente lui ha scelto di farsi curare dallo Stato. Ha scelto lui di consegnarsi e forse non è detto che non ci sia stata una trattativa. Non ha rivelato niente: lui sapeva dei rapporti incestuosi tra Stato e mafia. Prendiamo ad esempio il covo di Riina lasciato incustodito. È stato probabilmente lasciato così per permettere a uomini dei servizi, badate bene, non della mafia, di prendere documenti che potevano risultare scomodi, così come è stato nel nostro caso con l’agenda rossa di mio fratello. Paolo dei mafiosi diceva sempre: “O si fanno la guerra o si mettono d’accordo”.
Rachele Saraga vuole sapere da Salvatore Borsellino che cosa pensa della stampa e di come sia stato trattato il ritrovamento di Messina Denaro. “Mah, lui si è consegnato. Si è arreso a patto che il patrimonio non gli venisse sottratto. Quindi l’informazione si è buttata più che altro sul gossip e una volta morto ho visto una valanga di messaggi di solidarietà”. Come combattere allora l’omertà? “Di Messina Denaro si parlava come di uno che ‘dava lavoro’. Queste affermazioni nascono dall’assenza dello Stato. La connivenza nasce dalla debolezza dello Stato, e anzi a volte ci si mette pure d’accordo. Se pensiamo che un ministro è arrivato a dire che con la mafia si può convivere…”.
Alberto Alessandri sindaco di Cagli: “La torno a salutare con piacere. Ci siamo incontrati spesso durante questi anni. Il suo è un linguaggio che raggiunge tutti. Questi sono stati casi estremi però quello che chiediamo ogni volta a Salvatore è che si alzi l’attenzione e il livello culturale”.
Un ragazzino domanda se secondo Salvatore Borsellino ci sono altre persone come Falcone e Borsellino capaci di dare la vita per il bene di tutti. “Sarebbe bello che nessuno morisse. La vita che ha trascorso mio fratello è stata sacrificata. Era sotto scorta dagli anni ’80 e poi penso a quei ragazzi che sono morti con lui. La domenica che mio fratello perse la vita tre non dovevano essere di servizio. Uno di loro non aveva proprio detto alla madre che era di scorta al giudice Borsellino per non farla preoccupare. La madre di questo ragazzo lo ha appreso attraverso la TV. Ci sono persone che scelgono di fare il loro dovere ogni giorno rischiando e perdendo la vita e altri che vengono a patti”.
Un ragazzino vuol sapere dove si trovasse Salvatore Borsellino quando apprese della morte del fratello. “Non ero a Palermo. Poco più che ventenne, una volta laureato in ingegneria me ne sono andato via dalla mia terra. Se sei un ingegnere, la Sicilia non va bene. Dovresti pagare due volte le tasse, una volta alla mafia e una allo Stato: è la mafia che impone chi debba lavorare e chi no; stessa cosa per i materiali da scegliere per le costruzioni. Quindi, ero a 1500 km di distanza da Paolo. Stavo lavorando. Mi chiamò mia moglie. Noi sapevamo quel che sarebbe successo. L’avevo sentito tre giorni prima, venerdì. Gli dissi: fatti trasferire: Torino, Milano, scappa, vai da altre parti”. Lui mi sgridò: “Io non fuggirò mai. Dovunque andrei mi ucciderebbero“. Ho sentito un gran rimorso. un po’ come se lo avessi abbandonato. La domenica della sua morte, Paolo doveva accompagnare la mamma a una visita medica. La mamma sentì lo squillo del citofono e poi un boato immenso e capì tutto. Nostra madre, pochi giorni dopo la strage ci convocò a me e Rita a casa dicendoci: ‘Da adesso in poi dovete andare ovunque vi chiameranno per raccontare chi era Paolo e non far morire il suo sogno. Il sogno di Paolo era così grande che non sarebbe mai morto. Paolo è morto per amore. Non hanno mai inventato una bomba che uccida l’amore. Penso che, dopo di me, voi continuerete a portare avanti il sogno d’amore di Paolo. Lui sapeva che il tritolo per farlo saltare in aria era arrivato1” Si diceva ottimista Paolo Borsellino. “E lo sono anch’io. Io so che i siciliani e i giovani di tutta Italia ora hanno atteggiamenti diversi rispetto alla colpevole indifferenza che ha attraversato la mia vita fino ai 40 anni”.
Parliamo adesso di mafiosi e pentimento. “Mio fratello diceva sempre che in ognuno di noi c’è una scintilla di vita ed è vero se penso a Gaspare Mutolo un ex mafioso che ha strangolato più di 40 persone. Era l’autista di Totò Riina, un ladruncolo promosso assassino dalla mafia. Riina dovete sapere ha sterminato tutta la mafia palermitana. Mutolo strangolava le sue vittime con un cordino. Una volta mi raccontò che dovette usare un coltello e la vista del sangue gli mise una profonda impressione. Beh, adesso Gaspare Mutolo è diventato un altro uomo. Un pittore. Fa paesaggi, nature morte. Una volta gli chiesi come facesse a tornare a casa, accarezzare i figli, con quelle stesse mani che avevano tolto la vita ad altra gente poche ore prima. Lui mi diceva che lasciava il lavoro fuori dalla vita privata. È stata la moglie che lo ha convinto a pentirsi”.
Un ragazzo chiede se pensa che le stragi di Capaci e Via d’Amelio siano storia del passato. “Sono fatti accaduti tanto tempo fa e anche se sono passati 30 anni verità e giustizia non ci sono state. Non possono dirsi dunque episodi consegnati alla storia perché non si sa tutto. Paolo è stato come un soldato. Se parti per la guerra puoi uccidere e essere ucciso. Però nel caso di mio fratello non è stato il nemico ad ucciderlo è stato lo Stato deviato: gli hanno sparato alle spalle. Lo ha ucciso quello Stato per cui lui aveva prestato giuramento e che avrebbe dovuto proteggerlo. In questi casi non ci si può accontentare delle pietre tombali”.
Un ragazzo è curioso di sapere la mafia può essere estirpata e come fare. “Vedi, il mafioso è come una mela marcia in un cesto di mele sane. Occorre fare pulizia nel cesto, così come nello Stato. Ci saranno sempre traditori, così come persone che sacrificheranno la loro vita. Non considero eroi Paolo e Giovanni. Hanno fatto il loro dovere. Se tutti facessimo la nostra parte questi problemi non ci sarebbero”.
























