C’è da restare stupefatti di fronte a quanto si legge, o non si legge, a proposito della mobilità dolce nel Piano delle infrastrutture della Regione Marche. L’annunciata “pioggia di risorse da mettere a terra entro il 2027”, ben 100 milioni, farebbero pensare a chissà quale sviluppo della rete ciclabile regionale, peraltro già avviata nel 2012 con la legge 38; così non è, come dimostra anche il taglio di 400 milioni operato a livello nazionale in un settore, il cicloturismo, in grado di rilanciare anche l’economia in tempo di crisi. Un’operazione miope, perché evidentemente i fondi tagliati sono considerati una spesa inutile e non un vero e proprio investimento che, è dimostrato, rientra moltiplicato dopo pochi anni.
A parte i problemi creati nel resto delle Marche, in particolare il lungo rinvio del ponte sul fiume Tronto, per quanto riguarda la provincia di Pesaro Urbino non si fa alcun cenno al ponte sul Metauro che, come l’altro, garantirebbe la continuità del flusso cicloturistico lungo la costa dal Veneto alla Puglia; ed è noto che i cicloturisti (sono milioni quelli interessati all’Italia) si muovono anche in bassa stagione, cercano mete meno battute e spendono più degli altri. La notizia più sorprendente si riferisce alla cosiddetta Ciclovia del Metauro: ben 9,5 milioni per fare i circa 9 km da Fano a Falcineto con un percorso strampalato e pericoloso che nessun cicloturista prenderebbe mai in considerazione; invece, con 4,5 milioni potevano essere già pronti i circa 17 km da Fano a Tavernelle lungo l’ex ferrovia metaurense, con la prospettiva di arrivare presto nell’entroterra urbinate dove sono già nate varie attività legate al turismo in bicicletta; purtroppo, questo progetto lungimirante non esiste nella programmazione regionale né si vedono segnali di pentimento, magari sulla base dello studio affidato a RFI che, se confermasse l’impossibilità di ripristinare la ferrovia, oltre a smentirebbe tante promesse elettorali, aggiungerebbe nuovi chilometri alla rete ciclabile marchigiana. Da due anni, questo studio è tenuto accuratamente nascosto.
Il tutto nel silenzio di liste civiche, movimenti e partiti politici del territorio, tutti impegnati a guardarsi l’ombelico; nel frattempo, circola indisturbata la favola del treno che ogni giorno trasporterebbe migliaia di passeggeri e si perde l’occasione per realizzare una ciclovia fatta a regola d’arte, indispensabile per la sicurezza stradale e il rilancio economico della valle del Metauro.
Comitato Ciclovia del Metauro
N






















