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“Per Fossombrone serve ben altra potenzialità all’ex ospedale visto che è baricentrico, per Cagli potenziare al meglio la medicina territoriale, comprese quelle cure intermedie per degenti cronici”

“Sono convinto che correggere un qualsiasi errore, non è facile – inizia così l’analisi del territorio della Bassa ed Alta Valle del Metauro del dottor Fabrizio Valeri, presidente dell’associazione culturale In Viaggio Lungo il Metauro e responsabile del sindacato regionale dei medici di assistenza primaria (Snami) – e se poi parliamo di sanità, è ancora più complicato, perché necessitano denari e personale, ma visto che trattiamo la salute delle persone, bisognerebbe  ottimizzare al meglio quello che abbiamo a disposizione”. Alcuni politici di zona sostengono che alcune riforme andavano eseguite? “Sono solo alcuni dirigenti locali che sostengono ciò, ma nel merito della riforma sanitaria messa in atto dalla coalizione di centro sinistra nel nostro territorio, un alto esponente locale del Partito democratico diceva che se fosse andato bene tutto quello che abbiamo fatto, non avremmo perso le votazioni regionali 2020; pertanto è evidente che qualcosa è stato sbagliato”. Qual è il vostro pensiero in merito alla sanità pesarese? “Noi siamo pronti al confronto con l’attuale maggioranza in modo serio e costruttivo senza strumentalizzazioni o speculazioni politiche e come già dichiarato in altre occasioni, noi non siamo per una sanità a favore della politica, ma bensì per una politica a favore della sanità”.

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Si spieghi meglio. “È fondamentale per il nostro entroterra  potenziare il sistema emergenza urgenza per garantire ad ogni cittadino, ovunque abiti, di avere risposte tempestive ed adeguate nella gestione delle patologie acute, ed altrettanto tempestivo avere l’accesso alla rete diagnostica per evitare quella scomoda e costosa mobilità passiva verso le regioni limitrofe. In questa ottica diventa indispensabile dare un’altra potenzialità all’ex ospedale di Fossombrone, visto che è baricentrico e facilmente raggiungibile da qualsiasi località dell’interno. Sarebbe pertanto opportuno riattivarvi quei piccoli interventi chirurgici che attualmente vanno ad intasare gli ospedali maggiori dove sono sempre previsti tempi lunghi di intervento. Anche la medicina delle cure intermedie avrebbe bisogno di un coordinamento strutturale per permettere una cura ed assistenza programmata ed efficacie. Inoltre il servizio diagnostico andrebbe potenziato in tutte le sue componenti per snellire quelle lunghe file di attesa che portano il paziente ad andare a pagamento nella medicina privata. Urgente sarebbe l’arrivo di un auto medica come già esiste in altre AST della nostra regione ed avere un dottore sempre al servizio per l’autoambulanza”. E per Fano cosa auspica? “Anzitutto dobbiamo ricordare che Fano è la terza città della nostra regione con oltre 60.000 abitanti e che storicamente il suo ospedale è sempre stato il riferimento dell’intera vallata del Metauro. In questa ottica o si cerca di continuare quella integrazione con l’ospedale di Pesaro come si era realizzato con buoni risultati durante l’esperienza dell’ Azienda Ospedaliera Marche Nord o si trovino le risorse finanziarie ed umane per dare all’ospedale di Fano un’autonomia e una dignità adeguata alle esigenze della popolazione. Sinceramente questa seconda soluzione la vedo auspicabile, ma piuttosto difficile in termini di risorse. In questo lungo periodo di aspettativa del nuovo ospedale a Muraglia e visto che siamo nell’ottica di non aver dei reparti doppioni con Pesaro, bisognerebbe rendere super funzionali quelli in essere. Va capito che il potenziare gli ex ospedali dell’entroterra, servirebbe a decongestionare i pronto soccorso ed i servizi diagnostici degli ospedali maggiori Pesaro-Fano-Urbino e di conseguenza ne trarrebbe subito vantaggio anche l’ospedale di Fano. Vi sarebbero meno persone al pronto soccorso, ai servizi diagnostici e ai piccoli interventi chirurgici”. E per l’ex ospedale di Cagli? “In quel sito vi è già operativo un privato convenzionato, ma per quel territorio andrebbe potenziata al meglio la medicina territoriale, comprese quelle cure intermedie per degenti cronici, che non possono restare presso il loro domicilio. In questo modo si riuscirebbe a mettere in condizione noi MMG di poter dare ai  nostri pazienti delle risposte adeguate e tempestive ai loro problemi clinici garantendo un accesso alla diagnostica di base, a quella specialistica ed alle strutture ospedaliere in tempi clinicamente utili, senza inaccettabili ritardi che possono influenzare in modo pesantemente il destino dei nostri pazienti”.

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