legno
iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli
carne
di Anna Maria Polidori

Sarà un evento emozionante, Orfeo ed Euridice che alle 19 di questa domenica (28 luglio) prenderà vita nella cornice di Ponte Mallio, a Cagli. Il T.A.M. (Teatro Alte Marche) assieme a Movimento e Fantasia di Benilde Marini fanno rivivere il mito. Scritto da Giacomo Tarsi, Giulia Fienga e Ninfa Caramanica, gli interpreti sono Beatrice Paleani, Erika Mezzapesa, Francesco Brunori, Gaia Martinelli, Giacomo Tarsi, Irene Calagreti, Roberta Sandreani, Sofia Sborzacchi. I costumi sono di Milena Marzi, mentre le musiche di Matteo Mizz Giommi e la grafica di Michelle Olivieri. Abbiamo avvicinato Giacomo Tarsi per saperne di più. È una storia forte, questa. “Il testo è originale su un mito che è molto famoso. Lo abbiamo definito performance e danza. Questo progetto fa parte di Pesaro Capitale Italiana della Cultura 2024 e ‘Lungo la Flaminia’, un nostro progetto e una grande speranza”. Di che cosa si tratta? “Vorremmo portare tutti i nostri spettacoli lungo le città attraversate  dalla Flaminia. Acqualagna ancora non lo sa, ma il prossimo spettacolo sarà lì!”. La location che avete scelto per Orfeo ed Euridice è curiosa. “Come visione è senz’altro meno accessibile e sappiamo che ci saranno le macchine che passeranno durante lo spettacolo, però… Saremo sulla Flaminia. D’altronde, in passato gli artisti andavano nelle periferie dismesse per far conoscere la loro arte. Ora dobbiamo porre l’accento e la voce sui nostri luoghi. Ci sono meno persone a Cagli e quindi il territorio va attenzionato perché è tenuto meno bene”. Lei crede nella ripresa. “Assolutamente sì. Ecco perché mettiamo un faro. Sa: prima sono stato a Parigi in una scuola di teatro, dove ho  perfezionato il francese: poi sono tornato e ho frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho fatto l’assistente alla regia. Insomma, quella gavetta che fanno tutti prima di arrivare. Poi, non contento sono andato in Inghilterra spinto dall’amore per Shakespeare. Prima nei nostri territori non c’era nulla che parlasse di recitazione. Non quando almeno avevo 25-30 anni. Adesso sì ed allora resto qui e faccio quello che mi piace nella mia regione. La cultura può essere un’azienda: non penso che debba essere relegata a poche persone. Vado fiero del nostro spettacolo itinerante, per esempio, Alla Corte dei Malatesta, che tornerà in scena a Fano  il 7, 21 e 22 agosto”. Le Marche sono un luogo stimolante. “Me lo dicono anche i miei amici inglesi della Royal Shakespeare Company quando mi vengono a trovare. Abbiamo tanti altri progetti a parte questi. Tra poco saremo a Cantiano con Il Delitto di Serramaggio“. Una storia tristissima e lugubre. “Da noi è entrato nel dire comune: è successo un Serramaggio, cioè un pandemonio. È una delle storie più conosciute del posto e focalizzeremo sul processo. Ha fatto tutto Lucia Bianchi. Invece, un lavoro più rilassante e giocoso sarà quello che vedrà coinvolto un prete che è stato inviato per far da pacere tra due imperatori ma tutte le persone che avvicina e che dovrebbero andare con lui rifiutano”. Questa del prete pare una storia molto attuale. Come vive il successo del Teatro Alte Marche? “Benissimo. La gente è contenta quando vede qualità e voglio investire sul mio territorio perché ci credo. Ho vissuto sette anni a Roma, costruendo, come tutti, i miei obiettivi, ma sebbene stessi avanzando, non ero felice. Non è possibile vivere la vita senza profondità”. Per chi fosse curioso di saperne di più su questo mito che sarà protagonista questa domenica a Cagli, un breve riassunto della storia, una delle più strazianti e romantiche tra tutte quelle greche. Ricordiamo la storia. Orfeo è figlio di Calliope ed Apollo ed è un poeta e cantore. Le sue composizioni toccano il cuore delle persone e degli animali. Questo ragazzo si innamora, ricambiato, di Euridice, una ninfa, e i due presto si sposano. Sono felici, nulla sembra turbare la loro esistenza, ma ombre minacciose calano sulla povera ragazza. Un pastore tenta di violentarla, lei fugge via sconvolta, venendo morsa da un serpente velenoso e morendo poco dopo. Orfeo è straziato, non trova più pace, non sa più a chi santo votarsi perché ha perso l’oggetto del suo amore. Decide così che sì, sarebbe sceso sino agli Inferi pur di recuperare l’amata Euridice. E lo fa: arrivato allo Stige incanta Persefono e Ade con la sua voce e la sua musica, supplicandoli di lasciarlo entrare. Non è possibile ancora questo, ma nell’Oltretomba viene accordato a Orfeo di portare via Euridice. Però a un patto: che il giovane non si giri per controllare che Euridice sia con lui. Orfeo è al settimo cielo. Non si girerà, farà il bravo, pur di essere riunito con la sua meravigliosa ninfa. È quasi arrivato alla fine del tragitto, può perfino intravedere un barlume di luce, quando Orfeo si gira per controllare che l’amata sia con lui. La vede scomparire in un secondo. Orfeo dilaniato dalla sua stupidaggine, dall’aver di nuovo perso Euridice vagherà da allora nel mondo privo di pace. Rifiuterà ogni amore che gli verrà proposto: non proverà più a guardare altre creature. Un giorno le Baccanti lo faranno a pezzi, gettandolo nel fiume Ebro, riunendolo così ad Euridice.

scarpe firmate
scarpe moda
moda donna
arredamento interno
irish pub cantiano