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Nell’incontro tenutosi a Carrara mercoledì scorso è emersa la proposta di mitigare i rumori con una barriera vegetale attorno all’attuale e alla futura centrale elettrica di Terna. È da verificare però se questo è possibile, visto che è presente a meno di 15 m una linea ferrata che Terna, Comune di Fano e Regione Marche considerano una ferrovia da ripristinare; infatti, secondo le norme dell’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria non è possibile inserire alberature vicino ai binari. Come sarebbe allora una barriera alternativa? Di cemento, metallo, plastica?

Quindi, in poche decine di metri dovrebbe essere realizzate: una ferrovia, una ciclovia ed un terrapieno alberato. Forse una delle tre cose è di troppo.

Inoltre, per arrivare dal mare, zona Metaurilia, a Carrara con il nuovo elettrodotto interrato, quanti problemi nascerebbero lungo le strade o i terreni privati? Il percorso più logico, economico, conveniente e meno impattante sarebbe quello dell’ex ferrovia metaurense, inutilizzato da più di 37 anni. Questa ipotesi è stata presentata a Terna che però l’ha esclusa in base alla legge sulle ferrovie turistiche (128/2017), senza tener conto che nel nostro caso questa legge non è applicabile.

Una conferma per le amministrazioni locali e le ditte private coinvolte in queste tre importanti infrastrutture (Adriatica Link, Ciclovia del Metauro e Ferrovia), potrebbe venire dallo studio di fattibilità per il ripristino della Fano Urbino, da tre anni giacente presso il Ministero dei Trasporti.

L’assessore regionale competente in materia afferma di aver visionato lo studio (anche se non è stato “ufficialmente trasmesso” da RFI), da cui risulta che “non si può immaginare una riproposizione integrale della Fano-Urbino sull’attuale tracciato e che occorrerebbero delle varianti”.

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È quindi ora di sapere qual è il destino di questo bene collettivo che potrebbe accogliere: l’elettrodotto di Terna con una fitta schermatura vegetale, senza sfasciare strade e danneggiare tante proprietà private; la Ciclovia del Metauro fatta a regola d’arte per togliere dalla Flaminia chi rischia la vita a piedi e in bicicletta e far risalire il valore degli immobili ora in caduta libera; in più, un moderno mezzo di trasporto su gomma in grado di muoversi anche al di là del sedime ferroviario.

Questa striscia di terreno abbandonato e fatiscente che per circa 50 km unisce la costa all’entroterra è un vero “tesoro” che, adeguatamente sfruttato, porterebbe tanti vantaggi all’economia, alla sicurezza stradale e alla qualità della vita di tutta la valle del Metauro.  Rinunciare a tutto ciò non è più accettabile.

Comitato Ciclovia del Metauro

 

 

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