iliad kena Tim elettrodomestici elettronici a Cagli
legno
carne

di Anna Maria Polidori

Filippo Del Sal, primo ballerino del Balletto di Siena parlando su Facebook mi fa una sera: “Che bella Cagli! Sono legatissimo alla vostra città“. Ci siamo molto sorprese e così abbiamo deciso di sentirlo con vivo piacere, chiedendogli, incuriosite, molto di più. Filippo è un ragazzo dalla voce compassata, sicuro di sé, ricco di aneddoti ed esperienze e gli piace tanto raccontare e raccontarsi. Filippo, come è entrata Cagli nella sua vita? “Oh, vi porto nel cuore sempre con grande affetto. Eravamo nella vostra città in quel 2014 per il tour Reshimu, una creazione originale di Marco Batti direttore artistico del Balletto di Siena, quando, a spettacolo finito, ed a scena aperta, mentre ancora eravamo inondati dagli applausi della gente, Batti, entrò in scena e mi nominò ballerino solista. Sono stato molto contento”. Ha vissuto la promozione… “Come il coronamento di una carriera, soprattutto la promozione a Primo ballerino nel 2022. Vede, al giorno d’oggi vediamo corpi favolosi, tecniche eccellenti però quello che penso possa fare la differenza è avere una propria personalità sulla scena, qualcosa che distingua il ballerino, che lo renda diverso dagli altri”.

Come è nato in lei, Filippo, il desiderio di ballare? “Per caso, da ragazzino. Mia madre aveva invitato una sua amica che aveva la figlia più o meno della mia età a prendere il tè un pomeriggio. Parlando, le disse che non riusciva a trovare uno sport dinamico che mi piacesse, che mi catturasse. La mamma della mia amichetta buttò là la cosa: “Perché non provi con la danza classica? Mia figlia ne è entusiasta“. Così la mamma mi ha chiesto: “Filippo, ti va di provare?” E io le risposi di sì. Sono andato a lezione e mi è piaciuto”.

Che cosa l’ha attratta di quel mondo? “Non saprei dire che cosa fosse di preciso. Semplicemente lì in sala mi sentivo a mio agio. Sapevo che quello era il posto adatto a me”.

Come avviene il salto di qualità? “Devo tutto alla mia insegnante. La prima volta che la maestra e i miei mi hanno messo davanti a un bivio è stato a 11 anni a Reggio Emilia dalla signora Liliana Cosi. Presi però con leggerezza la storia. Non avevo chiaro che cosa volessi fare da grande e non pensavo che sarebbe stata questa la professione che avrei scelto”.

Così… “I miei mi hanno lasciato cuocere nel mio stesso brodo. Poi la maestra, dopo circa un anno è tornata alla carica: punta più in alto che puoi”.

E così è arrivato alla Scala di Milano. “Ho fatto l’audizione in primavera. Ricordo questa enorme sala da ballo gremita di ragazzini”.

Sapevate subito l’esito? “Sì. All’epoca uscivamo dopo l’audizione e aspettavamo davanti al portone. Dopo un pò di tempo venivano pubblicati gli ammessi”.

Come ha vissuto quei momenti?

“L’emozione era talmente tanta! Rammento che c’erano ragazzini che volevano chiacchierare ma non ho parlato con nessuno. Non ne avevo voglia. Ero molto concentrato su quel che dovevo fare”.

Spesse volte i ragazzini che poi accedono a scuole prestigiose tanto in Italia che all’estero, sono seguiti, a parte dalle maestre della scuola di danza da dove provengono, da altri insegnanti. Lei ha fatto lo stesso? “No. Mi ha preparato la mia maestra, Ivanova Vesela”.

In primavera ha fatto le audizioni e poi ha lasciato casa a settembre. Un adolescente. Come ha vissuto l’inserimento a Milano? “L’arrivo e la mia nuova vita? È stato tutto organico. Non ho avuto esitazioni e con la stessa organicità è andato tutto bene. Non ho ricordi di sofferenze per il distacco da casa, anzi! Ero molto concentrato. Non avevo altri pensieri se non la mia nuova vita. Nel week-end forse c’era meno frenesia e mi sentivo un po’ più solo”.

Come eravate organizzati alla Scala voi studenti? “Le lezioni cominciavano alle 9 fino al primo pomeriggio, con un’interruzione. Poi fino alle 17 c’erano le prove per i ragazzi coinvolti nella preparazione degli spettacoli, dopodiché andavamo alla scuola serale del Liceo Linguistico”.

Dovevate per forza studiare al linguistico? “No, però era quello che ci faceva tornare prima da scuola. Ho amici che si erano iscritti allo scientifico, ma le lezioni terminavano più tardi”.

Non possiamo non parlare di Anna Maria Prina, la storica direttrice del corpo di ballo della Scala. “Ne ho un ricordo, come direttrice, molto rispettoso. Era una di quelle figure che ti invita a portarle rispetto e osservanza senza fare nulla. Era esigente. Poi, con la signora Prina ci saremmo incontrati anni dopo e lì ho scoperto una persona molto più libera, sebbene, mi faccia specificare: la signora Prina sarà sempre una figura di riferimento. Ha vissuto alla Scala una grande rivoluzione. È sempre stata aperta alle innovazioni”.

scarpe firmate

Virna Toppi, prima ballerina della Scala, è nel suo cuore. “Oh, sì. Virna credo sia stata la prima persona che ho visto il primo giorno di corso. I primi due anni di amicizia con lei sono stati curiosi, ma siamo stati sempre limpidi l’uno con l’altro. Quello che veniva trasmesso all’altro era sempre onesto. Nel nostro ambiente a volte è più facile trovare amicizie con il sesso opposto sebbene abbia avuto grandi amicizie anche con colleghi maschi”.

Ora mi deve raccontare…Lei è stato il testimone di Virna Toppi quando si è sposata con Nicola Del Freo, suo collega. Come è andata? “L’ho saputo il giorno stesso della proposta. Mi ha inviato una foto quasi subito dopo. Poi, una mattina di febbraio, sa, quei giorni belli che anticipano la primavera, ero andato a Milano per lavoro e mi sono visto con la Virna. Stavamo camminando quando tutto d’un botto mi fa: “Ho una domanda da farti ma devi rispondere di sì. Al che io le ho risposto di rimando: tu intanto fammi la domanda, dopo vedrò se posso dirti di sì. E lei: devi farmi da testimone al matrimonio. È andata così”.

Virna ha bellissima bambina, Asia, adesso. “Non poteva essere diversamente. Asia è stupenda esattamente come lo è la sua mamma”.

Interpellata, Virna Toppi, prima ballerina della Scala, conferma: “Filippo è uno dei miei più cari amici in assoluto, e da sempre ho sviluppato una grandissima amicizia con lui. Ci siamo diplomati alla Scala lo stesso anno. L’ho voluto come mio testimone di nozze e l’ho sempre trovato un ballerino estremamente preparato ed emozionante da vedere in scena. Quando balla è morbido e hamovimenti molto eleganti e fluidi. È un piacere per gli occhi, oltre a essere decisamente un bel ragazzo”.

Del Sal sorride ascoltando quello che dice Virna. Lei non vuole sentire la parola sacrificio, per la sua professione. “È vero. Non ho mai sentito sacrificio. Stanchezza a livello mentale ed emotivo sì, perché dobbiamo essere pesanti e pedanti con noi stessi ma è vero: non mi piace associare la parola sacrificio al mio lavoro. Non è un sacrificio!”.

Come è diventato insegnante di danza di carattere? “Marco Batti è il direttore della scuola di ballo del Balletto di Siena, l’Ateneo della Danza. Sono una persona attiva e devo sempre fare qualcosa sennò mi deprimo e un giorno chiacchierando con lui glielo dissi. Così una mattina che mi ha visto passare a scuola, Batti mi fa: Senti, ho una telefonata da fare. Puoi seguire gli allievi tu? Solo per qualche minuto. Quella telefonata è andata un po’ per le lunghe e quel giorno finii io la lezione…Da lì è partito tutto”.

Chi l’ha guidata in questo percorso? “Batti e poi la signora Loreta Alexandrescu, insegnante storica della scuola della Scala, finchè c’è stata”.

Allora parliamo della danza di carattere. “L’approccio ha particolarità proprie. C’è chi ci arriva per istinto nelle primissime fasi, ed in quel caso il percorso si semplifica, ma, se ci sono studenti più rigidi nel primo approccio si innesca un percorso ben più complesso”.

La danza di carattere però può portare tante cose positive. “Certo, in giovane età gli studenti sono più disposti al divertimento perché possono provare godimento e gioia”.

Questa disciplina è di nicchia. “Viene introdotta in pochissime realtà e principalmente in quelle che hanno un’impronta di alto livello”.

Come mai ci sono ragazzine o ragazzini che trovano difficoltà con questo tipo di danza? “Perché hanno una storia molto forte alle spalle di impronta accademica, ma forse troppo schematica o rigida”.

Come descriverebbe la danza di carattere per i nostri lettori? “Sono le danze popolari a cui noi della classica mettiamo, faccia conto, un filtro. Quello che ne esce fuori viene poi elaborato con la danza classica accademica”.

Forse non molti conoscono questa materia ma di certo in tanti hanno visto i capolavori dove è possibile trovarla. “Certo. In Don Chisciotte, Raymonda, nello Schiaccianoci, in Coppelia, nel Lago dei Cigni, solo per citarne alcuni”.

Due parole sul Balletto di Siena posso strappargliele? “Abbiamo un repertorio molto vasto, dai classici titoli di tradizione a balletti di nuovo impianto, spesso storici o biografici. Possiamo raggiungere un organico di 35-40 persone o un totale, più ridotto, di 15-20 per spettacoli più piccoli. Abbiamo tre primi ballerini, quattro solisti e poi il corpo di ballo”.

moda donna
irish pub cantiano
scarpe moda
arredamento interno