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È l’attuale sindaco di Cantiano Alessandro Piccini il nuovo presidente dell’Unione montana del Catria e Nerone. Subentra ad Alberto Alessandri, sindaco di Cagli, che ha concluso il suo quinquennio. I nuovi assessori sono Luciano Magnanelli, consigliere comunale di Acqualagna che assumerà anche la carica di vicepresidente e Daniele Tagnani, già sindaco di Frontone. Tutte cariche decise all’unanimità dai sei sindaci del nucleo del Catria e Nerone nella serata di mercoledì 11 settembre.

Nella mozione programmatica che riguarderà i prossimi cinque anni, in estrema sintesi ecco alcune delle linee salienti improntate sulla  necessità di… “poter creare una strategia di valorizzazione unica, lavorare insieme, in rete. Partendo dalle specificità dei singoli comuni, si aggiunge l’esigenza, sempre più impellente, di fornire aiuto e sostegno alle attività ed all’ordinaria amministrazione dei Comuni, soprattutto dei più piccoli che, mai come in questa fase storica, si stanno caricando di adempimenti straordinari – (vedi su tutti le progettualità del PNRR). C’è quindi l’urgenza, (e l’Unione montana potrebbe quindi giocare un ruolo strategico), di lavorare per poter creare dei riferimenti sovra-comunali, specializzati su settori di competenza, che possano operare direttamente con i singoli comuni o al posto loro, fornendo competenza e supporto sia come lavoro ordinario, ma soprattutto per quanto riguarda la possibilità di poter accedere a bandi e finanziamenti”. E ancora… “lavorare per contrastare il dissesto idrogeologico mentre a a livello provinciale, il territorio del Catria e Nerone dovrà avere sempre maggior centralità e voce in capitolo su alcune questioni prioritarie, dalla sanità alle infrastrutture, a partire dal rivendicare il proprio ruolo strategico rispetto a quello che sarà il problema del futuro: l’emergenza idrica. Problema questo già attuale e che interessa l’intera provincia. È proprio da questi territori che arriva infatti la risposta al problema dell’approvvigionamento idrico dell’intero territorio provinciale, attualmente rappresentato dal ricorso alle acque di profondità del pozzo del Burano. Centrale dovrà essere il ruolo dell’Unione montana nell’individuare quelle che dovranno essere le risposte infrastrutturali future volte alla risoluzione del problema. Che la soluzione siano le acque di profondità o la realizzazione di invasi, è su questo territorio che vanno calate le scelte a salvaguardia del futuro dell’intero territorio provinciale. Ci aspettano scelte complesse con impatti significativi sul lungo periodo; per questo dovranno esserci adeguati studi tecnici e scientifici che possano accompagnare gli amministratori verso delle scelte consapevoli e sostenibili. Altri temi riguardano la strategia di sviluppo della montagna, la promozione turistica, la valorizzazione di tipicità e brand territoriali che sono diventati ormai nazionali (Tartufo Acqualagna, Birra di Apecchio, Cavallo del Catria…). Preservando quindi ciò che è stato finora fatto, a tutela degli investimenti e delle ricadute economiche che ogni singola politica di sviluppo ha generato sul proprio territorio, va trovato un percorso di sintesi, che recepisca ed attualizzi le idee di sviluppo del territorio, alla luce di un contesto ambientale e sociale che sta cambiando, indirizzando il comprensorio verso investimenti sostenibili sia dal punto ambientale che economico. C’è esigenza di mettere a sistema le diverse iniziative di successo di ogni singolo comune”. Infine… “Le nostre bellezze ambientali, dai monti ai fiumi costituiscono il patrimonio di questo territorio, da conservare e valorizzare. Si è lavorato in questo mandato amministrativo per identificare, dal punto di vista geografico ed identitario, una precisa area geografica, che ha trovato poi anche un brand unico, quale quello delle ‘Alte Marche’, brand che sta avendo un riconoscimento mediatico e sta entrando a far parte della nomenclatura istituzionale di questo territorio. Il raggiungimento inoltre di un marchio turistico/territoriale come quello delle Alte Marche, che identifica il territorio dei nove comuni della SNAI, è stato un ottimo risultato raggiunto e dovrà essere, sempre di più, il cappello sotto il quale continuare a promuovere, in maniera organica questo nostro territorio, a partire dai suoi grandi eventi, rispetto ai quali l’Unione dovrebbe ambire anche ad un ruolo di partner strategico, in modo da standardizzare e facilitare l’accesso ad alcuni servizi simili e necessari in ogni Comune, ai fini dell’organizzazione dei propri eventi: logistica, allestimento, noleggio strutture, piani di sicurezza, norme sanitarie, eccetera”.

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