C’è un convitato di pietra nella politica fanese, che l’ex sindaco Cesare Carnaroli individua nei gruppi dirigenti succedutisi alla guida del centrosinistra provinciale da venti anni a questa parte. Una lunga stagione di interferenze secondo Carnaroli, che sarebbe tanto longeva anche grazie a chi “lavora per il re di Prussia”. Come dire l’amico del giaguaro, uno o più d’uno che siano in questa metafora. A una responsabilità collettiva sono dunque attribuite le sconfitte elettorali del 2004 e del giugno scorso. “Non serve cercare il capro espiatorio come nel 2004, è un modo per occultare la verità e coprire chi ha avuto più responsabilità di altri, senza capire le vere ragioni della sconfitta stessa”, afferma Carnaroli, promotore della coalizione Progressisti per Fano 2050. Una premessa per stuzzicare il dibattito nel centrosinistra locale e il Pd in particolare, che non sembrano avere ancora elaborato la debacle elettorale di tre mesi fa. L’analisi ha antefatti nella crisi socialista del 1992 e “nell’anomalia del sindaco Ds a Fano (per chi legge: lo stesso Carnaroli) dal 1995 al 2004”. Dopodiché si afferma un nuovo schema politico: sindaco Ds a Pesaro e Urbino, della Margherita a Fano. Un equilibrio mutuato però dai tempi delle alleanze Pci-Psi, con gli ex democristiani al posto degli ex socialisti. Contro questa stessa logica si sarebbe schiantata nel 2004 la possibile candidatura di Adriana Mollaroli, “altrimenti sarebbe saltata l’alleanza provinciale con la Margherita”. Non ebbe miglior sorte la candidatura di Federico Valentini: “Le segreterie provinciali, guidate da Almerino Mezzolani e Vittoriano Solazzi, trovarono la mediazione su Valentino Valentini”. Vinse Stefano Aguzzi e fu la prima volta per il centrodestra alla guida di Fano. Dalla fusione tra Ds e Margherita è nato il Pd, che “non interviene su Fano” per le recenti elezioni comunali e “lascia che si compia il suicidio annunciato del centrosinistra locale”, dopo il suo rifiuto opposto alle “possibili candidature unitarie di Marta Ruggeri, Francesca Puglisi e poi Stefano Marchegiani. Tutti erano stati informati a tempo debito, ma nessuno ha avuto la forza di fermare le primarie. Uno strumento legittimo, ma inadeguato nel caso fanese”. Conclude Carnaroli: “Ho sempre sostenuto che il destino di Fano, e ancor più della sinistra fanese, sia difficile e complicato, avendo il capoluogo di provincia a soli 13 chilometri. Questo destino diventa però tragico, quando qualcuno al suo interno lavora per il re di Prussia. Purtroppo i fanesi non vedono altro modo di vendicarsi politicamente, se non consegnare la città alla destra”.






















