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Della cosiddetta Ciclovia turistica del Metauro il tratto in Comune di Fano, come dice il sindaco, è effettivamente inguardabile. Ma c’è un motivo: è stato inventato frettolosamente dagli uffici comunali a causa della cancellazione da parte della Regione Marche del precedente progetto già progettato, finanziato e condiviso da quasi tutti i sindaci della valle del Metauro: quello lungo l’ex ferrovia Fano Urbino. Per questo è inguardabile tutto il percorso da Fano a Fossombrone e c’è da chiedersi come mai non sia stato bocciato dai vari sindaci ma soprattutto come sia stato possibile progettarlo e approvarlo da parte della Regione Marche. Evidentemente, nessuno si è accorto che innanzitutto non era rispettata una legge dello Stato (la 2/2018 sulla mobilità ciclistica) e poi che bisognerebbe spendere molto di più per espropri, nuovi ponti, attraversamenti idraulici, muri di cemento, ecc.; inoltre, che si passerebbe lungo strade strette e trafficate (anche con notevoli pendenze), in zone industriali e agricole per niente attrattive, ecc.; in sostanza si tratta di un percorso non solo inguardabile ma anche pericoloso, che nessun cicloturista si azzarderebbe a utilizzare; oltretutto, visto che vengono esclusi i punti di sosta ricavabili nelle ex stazioni ferroviarie, non sarebbe possibile l’intermodalità treno + bici, qualora, non si sa quando, un treno ritornasse sui binari abbandonati da 37 anni.

Quindi, un progetto sbagliato, uno spreco di soldi e possibile attenzione della Corte dei Conti per la cancellazione di un precedente progetto ben più logico e molto meno costoso. Eppure, incredibile ma vero, nella Relazione tecnica del “Progetto definitivo” che la Regione Marche ha inviato nel 2021 ai Comuni interessati, il tracciato sarebbe caratterizzato da:

  • “SICUREZZA: eliminazione di tutte le promiscuità e discontinuità esistenti che possono mettere a repentaglio la sicurezza del ciclista … evitando nella misura massima possibile che il ciclista incontri il traffico motorizzato anche occasionalmente.”
  • “ECONOMICITÀ: il progetto adotta soluzioni progettuali fondate su criteri di economicità, massima efficienza nella scelta del tracciato con soluzioni tecniche semplici e replicabili lungo tutto il percorso … “
  • “FLESSIBILITÀ MODALE: il fiume Metauro sfocia a Fano e l’innesto della dorsale cicloturistica in progetto è a meno di 1 km dalla stazione ferroviaria della città, rendendo così concreta l’intermodalità trasportistica e permettendo al viaggiatore di trasportare la propria bicicletta in treno fino a Fano e percorrere poi la ciclovia turistica”.
  • “ATTRATTIVITÀ: La ciclovia turistica del Metauro attraversa la relativa valle in un contesto naturalistico assolutamente unico per il centro Italia, andando a lambire aree della rete Natura2000 e svariati poli di grande interesse artistico e culturale”.

A questo punto c’è da chiedersi dove, in particolare in Comune di Fano, passerebbe questa “ciclovia turistica” che deve essere larga abbastanza per consentire il doppio senso ciclabile e lontana dal traffico a motore. La risposta c’è: ai margini dell’ex ferrovia Fano Urbino, come emergerebbe, se venisse pubblicato, dallo studio di fattibilità del suo ripristino, tenuto nascosto da oltre due anni. Su questo percorso sono d’accordo (ma non lo dicono) anche importanti esponenti dei partiti che governano in Regione, a Fano, Cartoceto, Colli al Metauro e Fossombrone; è bene sapere anche che l’assessore regionale alle infrastrutture ha dichiarato: “non possiamo passare con un treno di 50 o 100 anni fa all’interno dei nostri quartieri”.

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Con un treno, certamente no; ma con una ciclovia certamente sì! Nell’immagine, in rosso la ciclovia “inguardabile”; in verde quella lungo l’ex ferrovia cancellata dalla Regione Marche.

Comitato Ciclovia del Metauro

 

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