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di Anna Maria Polidori

L’artista cagliese Erika Rombaldoni i giorni scorsi ha partecipato ad un evento all’Unilit di Cagli dove ha avuto modo di spiegare ad un pubblico estremamente interessato una carriera nei più grandi teatri del mondo. La stessa Rombaldoni ha poi comunicato che sarà a febbraio presso il Musik Theater an der Wiem di Vienna, Austria, come coreografa del Die Verlobung im Kloster – Matrimonio al convento di Sergei Prokofiev che debutterà il 26 marzo con repliche fino all’11 aprile. La regia è di Damiano Michieletto. Questa è un’opera frizzante, comica, spassosissima.

Facciamo un po’ di storia

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Quando Prokofiev torna in Russia, comincia a comporre fertilmente. Un giorno qualcuno gli suggerisce di scrivere un’opera basata su un libretto dell’irlandese Richard Sheridan. Prokofiev lo legge e ne resta incantato: tempi giusti, quello che accade allo spettatore è smaniare per conoscere quel che accadrà dopo. Siamo a Siviglia nel XVIII secolo e è in corso qualcosa di particolare in una certa casa: Luisa è innamorata di  Antonio, che però, come pecca ha quella di essere povero. Il padre di Luisa, Don Jeronimo vuole maritarla bene pensando che un vecchio ma danaroso pescivendolo possa fare al caso suo e si attiva in tal senso. C’è però da dire che il signor Mendoza, il pescivendolo con i soldi viene anche visto di gran buon occhio da Duenna, la balìa di Luisa. Quello sarebbe un ottimo partito per lei. C’è da fermare don Jeronimo e la sua scellerata idea di far maritare la figlia con il suo papabile futuro compagno – spera Duenna – ! Con un brillante stratagemma, le due donne tentano di raggiungere le proprie mire: Duenna si vestirà da Luisa e implorerà al pescivendolo di sposarla. Luisa invece, vestiti i panni della balìa, verrà cacciata dal padre che ha capito la macchinazione che quella donna di servizio sta attuando ai suoi danni ed a quelli della figlia. Perché in quest’opera viene menzionato un monastero? Perché strada facendo, mentre Luisa corre incontro al suo amato Antonio, si imbatte in Clara. La ragazza ha una discussione con il suo amico Ferdinando. Oh, come si sente infelice. Intanto, Luisa e Antonio non la vogliono più tirare troppo per le lunghe e vogliono unirsi in matrimonio e lo stesso vuol fare la falsa Luisa, che, con il pescivendolo accanto a lei, chiederà la benedizione a Don Jeronimo. A Don Jeronimo non pare il vero tutta questa impazienza della figliola di convolare a giuste nozze. Al termine le tre coppie si ritroveranno tutte al convento dove verranno celebrati ben tre matrimoni e dove, Don Jeronimo non potrà più nulla contro il volere di Luisa, che si unirà con felicità al suo bell’Antonio, così come la falsa Luisa sposerà il pescivendolo e Clara, Ferdinando. Tutto è bene, quel che finisce bene! Un’opera piacevolissima, che, scritta  nel 1940, non poté vedere la luce alla fine del 1941 perché i tedeschi attaccarono l’Unione Sovietica. Fu solo dopo la guerra, nel 1946, che ebbe luogo lo spettacolo al Kirov di San Pietroburgo.

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