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È apprezzabile l’impegno del Comune di Fossombrone per incentivare il cicloturismo. Vanno bene totem informativi, fontanelle, map, ricariche per bici elettriche, eccetera. Tutto questo però non basta, come dimostra l’esperienza di chi, avendo capito da molti anni l’importanza del cicloturismo, si è dotato di lunghe ciclovie che hanno favorito l’afflusso di milioni di turisti sulle due ruote; l’autorevole quotidiano economico Il Sole 24 Ore così scriveva alcuni mesi fa: “Cicloturismo, il business vola oltre quota 5,5 miliardi nel 2023 – In aumento (+35%) le presenze degli appassionati che arrivano da tutta Europa”. Nella nostra provincia non ci sono ciclovie paragonabili a quelle più rinomate, né pare che ci sia l’intenzione di realizzarne, visto che persiste l’assurda opposizione, anche del Comune di Fossombrone, a farne una, presto e bene, riutilizzando l’ex ferrovia Fano Urbino abbandonata da 38 anni e senza alcuna prospettiva credibile di riapertura. A questo punto è lecito chiedersi: come arriveranno a Fossombrone, ma anche in tutti i Comuni della valle del Metauro, i cicloturisti? Attraverso la pericolosa via Flaminia che nessun cicloturista di buon senso, magari con la famiglia al seguito, si azzarderebbe a percorrere?

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