
SANT’IPPOLITO Ambito riconoscimento per Natalia Gasparucci, la scalpellina di Sant’Ippolito per antonomasia nell’ambito del progetto BCC Arte&Cultura in occasione della presentazione a Milano del catalogo d’arte. «Di 100 artisti a livello nazionale che avevano aderito al progetto ne sono stati scelti tre compresa la sottoscritta – racconta la scalpellina -. Per me è stato un onore aver partecipato alla presentazione dell’evento a Milano accompagnata dalla vice presidente della BCC del Metauro Loredana Dominici. La soddisfazione è stata doppia per aver rappresentato la banca che è nata proprio a Sant’Ippolito». Il catalogo presenta l’opera di Natalia Gasparucci ricordando che nel territorio santippolitese si trovano cave di pietra arenaria fin dai tempi più antichi. «Abili artigiani detti “scalpellini” hanno dato forma alla pietra per farne camini, balaustre, cornici, altari, stemmi oppure immagini sacre, dalla Vergine Lauretana alla Madonna della Seggiola, da quella del Carmine a quella del Latte». I documenti tramandano che «già nella prima metà del XIV secolo uno degli scalpellini locali, Aimonetto da Sant’Ippolito, si trovava ad Avignone impegnato nei lavori presso il Palazzo dei Papi. Grazie a questa e ad altre esperienze di lavoro, come quelle del Palazzo Ducale di Urbino e in altre corti del Ducato, i prodotti santippolitesi divennero sempre più raffinati ed eleganti». Natalia Gasparucci è la seconda “donna scalpellino”, la prima è stata quella “Lucia scalpellina” di Fano morta nel 1674. Natalia poco più che trentenne partecipò a un corso organizzato dalla pro loco del paese con l’intento di riprendere, a livello amatoriale, l’antica e illustre tradizione artistica. La nostra scultrice scalpellina autodidatta di strada ne ha fatta.






















