31 gennaio 1987 – 31 gennaio 2025, esattamente trentotto anni fa l’ultimo treno raggiunse Urbino: purtroppo anche quest’anno ricordiamo il triste anniversario. 31 dicembre 2024: nel discorso di fine anno il presidente della Repubblica ha sottolineato la disuguale disponibilità dei servizi tra le diverse aree del Paese e il continuo pericolo di abbandono delle aree interne. Le parole del presidente Mattarella potrebbero esprimere la sintesi dei ripetuti allarmi che da decenni l’associazione FVM lancia al territorio per riequilibrare i servizi a tutti i cittadini. Infatti, secondo i dati ISTAT il 39% della popolazione italiana vive a meno di 15 minuti da una stazione ferroviaria, una cifra di poco inferiore vive tra i 15 ed i 30 minuti. L’entroterra della provincia di Pesaro e Urbino si colloca impietosamente nella minuscola fascia del 5%, quella che vive tra il 45 ed i 60 minuti da una stazione ferroviaria come se fosse un territorio sperduto e Urbino una città fantasma!
Senza stazioni ferroviarie i luoghi sono meno accessibili, non si facilitano il movimento di residenti e turisti, si rende difficoltoso l’accesso ai servizi essenziali come sanità istruzione e lavoro che spesso sono ubicati nelle città costiere, non c’è sviluppo socioeconomico e non si contribuisce alla sostenibilità ambientale. In tanti anni di attività abbiamo lanciato appelli alla riflessione, al ragionamento con convegni, manifestazioni, articoli sull’assurdità e pericolosità di lasciare senza treni Urbino, città capoluogo di provincia e capitale del Rinascimento oltre che sede di università. Abbiamo allarmato la Valle del Metauro con i suoi importanti paesi dell’imperdonabile errore se al posto della ferrovia fosse stata realizzata una pista ciclabile.
Abbiamo indicato che la via maestra per la diminuzione del traffico automobilistico e il suo relativo inquinamento è l’aumento e la funzionalità del trasporto pubblico; abbiamo illustrato che esistono nuove forme di turismo colto e lento che si interessano di zone diverse dalle solite destinazioni e che utilizzano il treno per gli spostamenti; abbiamo evidenziato che per poter aumentare l’utilizzo delle biciclette, sia per necessità private sia per il cicloturismo, devi poterle caricare sui treni. Nelle Marche, mentre la ferrovia Fano-Urbino era chiusa, è stata potenziata la linea adriatica, è stata elettrificata la linea dell’Ascoli- Porto d’ Ascoli, si è riaperta a fini turistici la linea Fabriano- Pergola; la flotta dei treni regionali è stata sostituita con moderni treni performanti, silenziosi, comodi, con aria condizionata, con posti biciclette, con prese per ricariche cellulari e monitor per informazioni e bagni chimici. Attualmente si sta elettrificando e potenziando la linea Civitanova-Macerata-Albacina. Invece, Urbino e la Valle del Metauro sono rimasti fermi al 1987, non si vedono segni di evoluzione e progresso. Urbino non è riuscita ad esprimere le sue potenzialità perché non offre né ai suoi studenti né ai suoi visitatori il treno per raggiungerla. Intanto l’inchiesta annuale del Sole 24ore sulla qualità della vita dei territori ha certificato la ridicola situazione del trasporto pubblico in provincia di Pesaro e Urbino: 97^ posizione su 107 province con 630 posti/km per abitante rispetto una media nazionale di 4000. Ci auguriamo, se si vuole davvero impedire l’abbandono delle aree interne, che le poche ma autorevoli parole espresse dal presidente della Repubblica Mattarella siano ascoltate.
Associazione FVM Ferrovia Valle Metauro






















