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Quando ci si candida e si ottiene la fiducia degli studenti, ci si assume una responsabilità: quella di rappresentarli, ascoltarli e garantire decisioni condivise e trasparenti. O, perlomeno, nella mia idea di rappresentanza è così. Eppure, ciò che sta accadendo in queste settimane  nel Consiglio degli Studenti invece ha poco a che fare con la democrazia e con la rappresentanza di tutti gli studenti e, molto di più, con l’arroganza di chi detiene il potere. Udu, con la sua maggioranza, mi sembra che abbia smarrito il significato stesso di rappresentanza: interpreta i regolamenti a proprio piacimento, ignorano il dialogo se non come pura formalità per comunicare le proprie decisioni e poter procedere con esse indisturbati, decisioni che probabilmente sarebbero comunque state prese a prescindere dal confronto con gli altri gruppi consiliari. Vedo che manca spazio per il dibattito reale, la volontà di costruire insieme, mi sembra esistere solo il potere di chi pensa di poter decidere senza dover rendere conto a nessuno. Ho avuto esperienza diretta di questa arroganza della maggioranza al potere quando, in un incontro informale con un consigliere Udu, mi è stato chiesto di non partecipare alla Commissione Trasporti perché, secondo la loro interpretazione del regolamento, il mio gruppo consiliare è come se non contasse nulla ai loro occhi. Di fronte al mio dissenso, la risposta è stata chiara e sconcertante come a intendere: “Tanto la maggioranza l’abbiamo noi, se voglio proporre qualcosa in consiglio viene approvato anche senza di te”, sottolineando la loro posizione di maggioranza. Alla possibilità che io rifiutassi questa esclusione forzata, è stato addirittura insinuato di cambiare il regolamento pur di impedirmi di far parte di qualsiasi commissione futura. Sono sconcertata dal vedere  un organo che dovrebbe essere il cuore pulsante del confronto e della rappresentanza trasformarsi  in una roccaforte di Udu, autoreferenziale e sorda alle istanze degli studenti. Manca ascolto, manca condivisione. Resta solo la gestione autoritaria con qualche spennellata di valori democratici. Mi chiedo, quindi, chi stanno realmente tutelando: gli studenti o la propria carriera e il proprio interesse politico? Essere in maggioranza non è un lasciapassare per l’imposizione né, tantomeno, una scusa per soffocare il confronto e la collaborazione. Un consiglio studentesco secondo me dovrebbe essere la casa di tutti, non il feudo di pochi. Questa situazione è inaccettabile. La rappresentanza più che  una questione di numeri dovrebbe essere una presa di responsabilità verso la nostra comunità studentesca. A cosa serve un Consiglio che non ascolta? A cosa serve una maggioranza che esclude? Gli studenti meritano trasparenza, rispetto e partecipazione reale. Voglio dire basta alle decisioni imposte dall’alto: come studenti dobbiamo riprenderci lo spazio e la rappresentazione che ci spetta.

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Gruppo Consiliare Misto del Consiglio degli Studenti dell'Università di Urbino 

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