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Ieri, in Consiglio Studentesco, si è consumata l’ennesima forzatura da parte della maggioranza. Il regolamento attuale non prevede la partecipazione online ai consigli ordinari per gli studenti che si trovano all’estero per motivi di studio. Eppure, con una votazione improvvisata, questa possibilità è stata concessa. Casualmente – si fa per dire – a beneficiare di questo provvedimento saranno due consigliere della lista Udu, le uniche attualmente all’estero. Sarebbe stata una proposta legittima se fosse stata indirizzata a tutti gli studenti in difficoltà, come studenti-lavoratori o chi è in malattia, e non solo a chi è in Erasmus. Ma soprattutto, se fosse stata presentata nel modo corretto, con una modifica ufficiale del regolamento, che avremmo anche votato favorevolmente! Perché per noi il rispetto delle regole viene prima di tutto. Quando abbiamo fatto notare l’irregolarità della delibera, ci è stato risposto beffardamente dalla maggioranza che il dialogo democratico è solo una formalità, visto il loro vantaggio numerico. Non è la prima volta che, come Azione Universitaria ci troviamo dinnanzi a situazioni simili. Appena un mese fa denunciavamo in Consiglio una serie di criticità nelle procedure che hanno portato la Commissione interna “C.A.C.S.A.” a elaborare la proposta di assegnazione dei fondi (pubblici) alle associazioni studentesche. Ancor più significativo quanto è successo a inizio anno, durante la prima seduta. La maggioranza, nonostante l’uscita dall’aula di AU e del Gruppo misto e l’astensione di Agorà, ha proceduto a una nuova elezione del Rappresentante degli Studenti nel Nucleo di Valutazione, quando questo incarico era stato già assegnato a un membro della nostra lista dal precedente Consiglio degli Studenti. Un fatto estremamente grave se si tiene conto dei compiti che la legge assegna al Nucleo, non solo nell’ambito dell’assicurazione della qualità, ma anche in quello della performance, della prevenzione della corruzione e della trasparenza. Davanti a tutto questo, sorgono spontanee almeno due domande. In questo modo si tutelano gli interessi degli studenti o le proprie piccole posizioni di potere? Non c’è nessuno nell’Università che possa intervenire per far rispettare le regole? La democrazia non è una formalità, per noi almeno.

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